Tutti noi nevrotici abbiamo un fantasma. Un fantasma che costruiamo dai nostri primordiali rapporti con l’Altro, che ci marchia. In realtà il fantasma, per quanto sia ciò che ci fa ripetere, talvolta in maniera mortifera, un determinato modo di vivere prima che ne prendiamo consapevolezza, deve essere presente, perché se così non fosse, vorrebbe dire che vogliamo godere illimitatamente di tutto, senza alcuna mancanza che susciti il desiderio.
E così arriva un romanzo come Lolita, dove Nabokov, in maniera brillante, parla di un uomo medio, Humbert, il quale è attratto dalle ninfette. Se nella prima parte del romanzo queste ninfette godono solo di una descrizione generale, arriva poi il personaggio di Lolita, dodicenne, la quale andrà a rappresentare il fantasma idealizzato di Dolores. Per lei, nello specifico nella prima parte del romanzo, Humbert prova un’attrazione erotica, che inizialmente si mantiene nell’idillio, in qualcosa di intoccabile per quanto desiderabile, ma comunque irraggiungibile. O almeno così pare. Sulle prime pare proprio di essere, come analizza Eric Laurent, in una sorta di Amor Cortese, dove l’uomo erige una donna al centro del suo godimento, ma non godendone se non nella vista.
Ma siamo nella nevrosi o nella perversione? Perché poi quello stesso Humbert arriva ad abusare di Lolita. La stessa Lolita che era così graziosa da poterne godere solo nello sguardo verso lei. È un piacere procurato da un fantasma, diversamente dal bambino che gode e vuole godere illimitatamente. E una volta che questo fantasma viene svelato? Anzi, quando viene alzato il velo e sotto non c’è nulla? Allora si può godere! Che piacere per Humbert scoprire ciò, non esistono fantasmi!
Ma ciò cosa comporta? Com’è giusto che sia, l’accesso al proprio oggetto comporta senso di colpa, insoddisfazione, violento controllo di ciò che si è conquistato, che va anche oltre il rapporto abusante di un adulto su una minorenne. Si tratta di una vera e propria perversione che cerca di uccidere l’altro perché l’altro non può appartenere a qualcuno se non a lui. Non c’è limite al godimento, anche se mortifero.
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Lolita – Vladimir Nabokov
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
