Quanti di noi, guardando quel capolavoro che è Pulp Fiction, si sono chiesti: ma cosa contiene quella famosa valigetta? C’è una scena fra le più iconiche, dove Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson), incaricati dal proprio capo, devono recuperare una valigetta rubata da una banda di scappati di casa. Il bello di questa scena si trova proprio in tutto ciò che ruota attorno a quella stessa valigetta.
La valigetta, che al suo interno contiene qualcosa di luminoso, che tutti noi spettatori siamo ansiosi di scoprire fino in fondo, ma che alla fine dei conti Tarantino decide di non mostrarcela mai. E ci costruisce attorno, ruotandoci, con i dialoghi, con le inquadrature, e più ci ruota attorno, più noi siamo mossi verso questo oggetto da un desiderio. Lacan parla di objet petit a, ossia oggetto piccolo a, come di quell’oggetto che, sfuggito dal qualsiasi significazione, da qualsiasi rete del linguaggio, inseguiamo sempre, muove il nostro desiderio, si trova al di fuori.
Ma Tarantino, inconsciamente insieme a Lacan, ci fa riflettere su un qualcosa di fondamentale: e se il movimento del desiderio nascondesse già al suo interno tutto il significato del desiderio stesso? Non è proprio quel movimento attorno all’oggetto del desiderio che ci fa continuare a desiderare? La valigetta potrebbe anche essere vuota, e non scoprire proprio cosa contenga è fondamentale, perché non è la cosa più importante! L’importante è che vi sia un movimento verso questo oggetto, che ci permetta di continuare a vivere in un movimento di desiderio (che nell’universo di Pulp Fiction si trova proprio nella sceneggiatura scritta nei minimi dettagli), inconsapevoli se lo raggiungeremo mai quel determinato oggetto.
Buon compleanno Quentin!
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Quentin Tarantino – Pulp Fiction
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
