Ma la libertà di cui tanto ci vantiamo nella nostra di tutti i giorni è vera o solo una truffa? Ci piace pensare di essere liberi. Scegliamo cosa mangiare, che lavoro fare, chi amare. Ma se qualcuno avesse già scelto il nostro desiderio? E se la libertà non consistesse nel sapere cosa vogliamo, ma nello scoprire perché vogliamo proprio quella cosa lì?
La libertà è il nostro mito contemporaneo. Checchè se ne senta parlare, dappertutto si cerca di difendere questo fantomatico concetto di libertà. E spesso ce la immaginiamo come una strada senza semafori. Siamo convinti che, una volta tolti tutti gli ostacoli, possiamo veramente collegarci al nostro vero io, il più autentico e originale. C’è un problema che sia la filosofia che la psicoanalisi si sono sempre posti: come possiamo essere sicuri che i nostri desideri siano davvero i nostri? Facciamo un esempio. Quanti di noi desiderano una carriera lavorativa? Immagino buona parte, e ognuno con le proprie fantasie e immaginazioni. Ma la vogliamo perché ci appassiona, o perché abbiamo imparato che il successo ci rende meritevoli di amore e ricchi di valore? Stessa identica cosa per quanto riguarda le nostre relazioni amorose. Cerchiamo una relazione perché desideriamo l’altra persona o perché abbiamo bisogno di qualcuno che confermi la nostra esistenza, il nostro passaggio sulla terra?
In questo campo così spinoso ci vengono in aiuto tre pensieri: Sartre, Lacan e Zizek. Per Sartre, ad esempio, la libertà non è tanto una qualità che possiamo possedere o meno, ma una vera e propria condizione fondamentale dell’esistenza. Difatti il filosofo francese diceva proprio che l’esistenza precede sempre l’essenza. Siamo già determinati ancora prima di nascere nella nostra identità. Esistiamo prima, poi le nostre scelte ci portano da una direzione o dall’altra. Ma per Sartre la libertà è anche una vera e propria condanna. Non abbiamo scelta di nascere, non abbiamo deciso per il nostro corpo. Siamo inevitabilmente condannati a essere liberi, e ciò comporta una responsabilità immensa. E nello specifico si parla di libertà in quanto la domanda fondamentale di fronte alla quale ci pone Sartre è proprio: cosa significa essere liberi? Poter fare qualsiasi cosa? Piuttosto non poter evitare del tutto il problema di ciò che facciamo di quello che ci è stato dato. La domanda che sorge spontanea di fronte a tutto ciò è: ma quindi, alla luce della libertà come condanna di cui ci dobbiamo prendere una responsabilità, siamo davvero liberi di scegliere?
Qui entra in gioco Lacan. Quest’ultimo dice una cosa fondamentale, che riprende direttamente da Freud, ossia il soggetto non è padrone di sé. Siamo attraversati dal linguaggio, dalle aspettative altrui, dai desideri, dai conflitti, e l’inconscio non funziona da deposito di contenuti rimossi, ma da vero e proprio dispositivo di linguaggio tramite tutto l’universo della simbolicità. Così come siamo attraversati da tutto ciò, siamo anche irrimediabilmente legati all’Altro e al suo desiderio. Il nostro desiderio non è una semplice macchina che produce, non è un elenco di preferenze, ma una struttura complessa legata alla mancanza e all’Altro. Quindi la situazione si complica: se il mio desiderio è così intricato e implicato nell’Altro, in che modo posso seguirlo e al contempo sentirmi libero? Libertà non coincide semplicemente con il soddisfacimento dei propri impulsi secondo Lacan, ma piuttosto su un lavoro complesso che implica l’interrogarsi della nostra posizione come soggetti di fronte ai nostri desideri. Forse diventare liberi non vuol dire fare qualsiasi cosa ci passi per la mente, ma piuttosto chiedersi perché continuiamo a volere proprio quella cosa.
E infine arriva Zizek. Il sistema sociale è di potere contemporaneo, secondo il filosofo bosniaco, dice esplicitamente una cosa: Devi realizzarti, devi essere te stesso, devi godere. Facile no? Ci rende liberi. Sicuri? Se siamo su un posto di lavoro, e al posto del comandamento “Devi lavorare” ascoltiamo dal capo un “Devi amare il tuo lavoro”, anche il nostro sentirci giustamente stanchi ci potrà sembrare una colpa. Siamo noi quindi l’errore? Non abbiamo imparato a organizzarci? A strutturare il nostro tempo? Ma, paradossalmente, questo sistema apparentemente libertario ci fa stare bene, perché illusoriamente ci accoglie nelle nostre libertà. Ma nel momento stesso in cui noi entriamo in crisi, dove dovremmo cercare la vera libertà, e non quella imposta? Fuori dal sistema? Per buona parte di noi pare impossibile.
Alla fine forse non siamo giunti a nulla. O forse si. Sta di fatto che una cosa è certa: forse non siamo liberi di essere completamente ciò che vogliamo, ma possiamo provare a diventare meno prigionieri di ciò che crediamo di dover essere.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
