Un movimento che molti di noi compiono di fronte al terrore o all’orrore dell’incontro con un Reale traumatico, è quello della fuga. D’altronde è il movimento più semplice che si possa mettere in atto. Si sente, dentro al petto, che sta pesando un qualcosa, ma non sappiamo cosa. Facciamo fatica a respirare. Non riusciamo a comprendere il motivo, la ragione, ma l’unica cosa che vogliamo fare è scappare via il più velocemente possibile.
Abbiamo, ovviamente, due scelte. La prima è quella di mettere in atto la fuga. E, probabilmente, è la soluzione più veloce e semplice. Fuggire, d’altronde, cosa comporta? Niente di particolare, se non troncare sul nascere una situazione. Talvolta può essere salvifico, come nel pericolo, nella paura. Ma se questa fuga la trasportiamo all’interno di una stanza d’analisi? Si apre la strada alla seconda scelta. Magari, irretiti, possiamo reagire allo stesso modo. Ma alla fine dei conti, siamo come il Re Nudo. E, come tutti gli esseri umani, nudi siamo vulnerabili.
Ma non è forse proprio quella la verità del soggetto? Non sta proprio nelle particolarità, nelle cicatrici, nelle brutture del suo corpo nudo il simbolo di una verità di cui si fa portavoce inconscio? Siamo nudi e fuggiamo. Come davanti a uno specchio. Ma, talvolta, fuggire porta a evitare di sostenere lo sguardo con quella stessa nudità.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
