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Psicologia

Una morte senza nome

Perché molte volte una persona continua a vivere un lutto in maniera permanente? Perché non avviene quel cosiddetto “lavoro del lutto” su cui insiste Freud, affinché una persona possa metabolizzare il lutto stesso?

Leggendo l’opera dello psicoanalista Aldo Raoul Becce, “Scene della vita forense”, si può evincere che in taluni casi il lutto permane proprio perché non è stato possibile includerlo dentro un discorso simbolico. È come se si mantenesse sempre al di fuori di qualsiasi cornice di significazione, e questo lo lascia in una terra senza nome.

Come tutte le cose senza nome, queste tendono a vagare e importunare il soggetto che ci si fronteggia, al tal punto da non aver la capacità di andare avanti. Una madre che subisce il lutto della figlia per un’inadempienza dell’Ospedale presso cui era ricoverata, continua a vivere quei giorni terribili. Ma non c’è solo la perdita di una figlia dietro, che rimane il trauma più grande che un soggetto possa vivere.

Il cristallizzarsi del tempo della madre in quei giorni tragici è dato dal fatto che il lutto è rimasto lì, a vagare, senza significato, senza alcun, appunto, lavoro del lutto, che permettesse alla madre di dare un nome a questa perdita.

Di fronte alla macchina fredda ospedaliera, che ha trattato la morte della figlia come di un corpo qualsiasi da consegnare alla scienza una volta deceduta con la donazione degli organi, ha lasciato una madre di fronte all’anonimia della perdita. È la figlia che è morta davvero? Non è neanche stata nominata quando la notizia è arrivata alla famiglia.

“Dovete firmare documenti che attestino la vostra adesione alla donazione degli organi di vostra figlia”. Quindi è morta? Come può una perdita così grande assumere un senso quando neanche un rappresentante di quella macchina così malfunzionante che é la sanità si è presentato per assumersi il peso di dare un nome a questa morte?

Allora talvolta basterebbe “poco”. Un poco che significa tutto, che da un nome a una perdita che sarà sempre difficile da metabolizzare, ma permetterebbe a un caro di andare avanti, con i suoi tempi. La morte deve avere un nome affinché rimanga legata a un passato. Altrimenti diventa un passato – presente.

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Aldo Raoul Becce – Scene della vita forense

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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