I figli non hanno bisogno di genitori felici; hanno bisogno di genitori veri.
Nel 2026, cresciamo in un mondo dove tutto è spiegato, ma quasi nulla è sentito. La genitorialità si è trasformata: non si trasmettono più silenzi, ma tutorial; non si pongono limiti, ma rassicurazioni. I figli non vengono più “tenuti”, ma gestiti. Siamo scivolati dall’autorità alla negoziazione permanente, dalla Legge al consenso, dal “no” al “capisco”. In questo eccesso di dialogo, abbiamo smarrito l’essenziale: la possibilità per il figlio di incontrare un Altro che non sia un semplice prolungamento di sé. Molti genitori oggi vivono nell’ansia della prestazione: non vogliono ferire, non vogliono sbagliare, non vogliono traumatizzare. Cercano la perfezione. Tuttavia, un genitore perfetto non genera sicurezza, ma angoscia. Un figlio non ha bisogno di essere costantemente confermato; ha bisogno di essere separato. Quando il genitore abdica al proprio ruolo per diventare un “amico”, quando smette di incarnare una differenza, il bambino resta prigioniero del proprio mondo. Senza l’incontro con il limite, il figlio non incontra la realtà: incontra solo il riflesso di se stesso. Contrariamente alla narrazione pedagogica dominante, il vero trauma non risiede nella frustrazione di un rifiuto, ma nell’assenza di una Legge che sia indipendente dall’umore del momento.
Un “no” chiaro non distrugge: costruisce.
Il limite non è un atto di violenza, ma una bussola.
Indicare un limite significa mostrare al bambino che esiste un mondo che non ruota intorno a lui, permettendogli così di orientarsi al suo interno. Quando il genitore si sforza di essere “tutto”, satura lo spazio vitale del figlio. Se nulla manca, nulla si può desiderare. Nel tentativo ossessivo di proteggere da ogni vuoto, si produce paradossalmente il vuoto più grande: l’impossibilità di diventare altro da ciò che ci riflette. Educare, in fondo, non significa salvare l’altro da ogni inciampo. Significa accettare che l’altro non ci appartenga. Essere genitori nel 2026 non significa essere onnipresenti, ma saper mancare nel modo giusto. Perché è solo in quello spazio vuoto che può finalmente nascere un soggetto.
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Fonti:
M. Recalcati -Cosa resta del padre?;
F. Dolto – I problemi dei bambini.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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