È una domanda che prima o poi arriva a tutti. Arriva quando ti fermi un attimo, magari la sera, magari davanti a una foto vecchia, o quando realizzi che il tempo è passato più in fretta di quanto pensassi.
Dieci anni fa eri un’altra persona.
O forse no: eri già tu, ma con meno difese, meno compromessi, meno cinismo. Avevi paure diverse, sogni diversi, ma soprattutto avevi ancora l’illusione che certe cose “sarebbero successe”. La tentazione è sempre quella di rispondere in modo edificante:
“Gli direi di essere più coraggioso”,
“di non perdere tempo”,
“di non accontentarsi”,
“di fidarsi di sé”.
Ma se siamo onesti, nessuna di queste frasi serve davvero. Sono frasi che diciamo oggi perché ci fanno sentire migliori di quello che eravamo, non perché avrebbero davvero cambiato qualcosa. La verità è che se potessi parlare con il te di dieci anni fa, probabilmente lo guarderesti con una certa tenerezza. E forse anche con un po’ di invidia. Perché aveva meno consapevolezza, sì, ma anche meno peso addosso. Non sapeva ancora quanto certe scelte costano, quanto certe rinunce si pagano, quanto è faticoso restare fedeli a se stessi nel tempo. In realtà, più che dirgli qualcosa, verrebbe voglia di ascoltarlo.
Chiedergli cosa desiderava davvero.
Chiedergli di cosa aveva paura.
Chiedergli in cosa credeva, prima che il mondo iniziasse a spiegargli perché non era così semplice. Perché il punto non è cosa diresti a lui. Il punto è che oggi sai molte più cose, ma desideri con meno intensità. Dieci anni fa forse sbagliavi di più. Ma ti esponevi di più. Ti buttavi. Credevi. Oggi sei più lucido, più realista, più protetto… e spesso anche più trattenuto. Allora forse la risposta più vera sarebbe questa:
non gli direi come vivere.
Gli direi solo: non avere troppa fretta di diventare come sono diventato io.
Perché crescere non significa sempre migliorare. A volte significa solo imparare a sopportare meglio quello che non abbiamo avuto il coraggio di inseguire. E forse la domanda giusta non è cosa diresti al te di dieci anni fa, ma cosa vorresti che il te di dieci anni dopo non debba rimproverarti di oggi. Perché il dialogo più importante non è con il passato. È con il futuro che stai costruendo, giorno dopo giorno, senza quasi accorgertene.
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Fonti:
M. Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere;
R.M.Riilke – Lettere a un giovane poeta.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa
