Sembra strano, e forse anche paradossale, ma Lacan, all’interno della sua fluviale produzione teorica e non, afferma un qualcosa in parte sovversivo per il soggetto che ascolta: vi è una responsabilità da parte del soggetto nel suo sintomo. Cosa vuol dire?
Vuol dire forse che un soggetto depresso é responsabile della propria tristezza? O un soggetto psicotico ha una responsabilità nella propria sintomatologia? Significa qualcosa di più profondo. Secondo Lacan il soggetto di analisi entra in stanza come soggetto passivo, che subisce il suo sintomo, legato agli eventi della sua vita. Ciò che può dare un senso differente al suo sentire é un passaggio, complesso, definito “rettifica soggettiva”. Il soggetto smette di essere inerme, ma riconosce una parte attiva nella ripetizione di quello che è il suo sintomo originale.
D’altronde non vi è una scoperta Lacaniana alla base. Difatti è mutuata dall’introduzione da parte di Freud della cosiddetta “coazione a ripetere”, ossia la tendenza dell’essere umano a ripetere ciò che lo fa stare male, e che poi porterà alla formulazione di quel principio teorico sovversivo e geniale che è stata la “pulsione di morte”.
Ma se Freud l’aveva fatto in un’ottica quasi pessimistica, che alla fine percorre tutto il suo pensiero (basti guardare il carteggio con Einstein riguardo alla guerra!), Lacan, consapevole di questi movimenti inconsci dell’essere umano, vede che la coazione a ripetere lo rende passivo. La palla non si gioca sul campo del soggetto, ma su un campo quasi di un’alienazione dello stesso da quello che lo riguarda da vicino. In realtà il soggetto è responsabile di ciò che il suo inconscio produce, dal lapsus, ai sogni. Tutto ciò assume una forma diversa quando dalla lamentela classica del tipo “il mondo é crudele” si passa a “vediamo dove sono implicato in ciò e cosa posso fare”.
Sembra un movimento banale, e tante derive di mental coaching (se si possono definire pratiche professionali, sic!) prendono come riferimento l’ultima parte specificatamente, orientata verso il: puoi scegliere ciò che sei.
Ma se li c’è un tentativo infantile di staccarsi dalle proprie origini, il movimento di rettifica soggettiva di Lacan prevede un’altra cosa: tu soggetto non devi eliminare ciò che ti ha preceduto, ma cominciare a prenderne parte attiva. Come una parte, senza indossare la maschera teatrale. Questo per sganciare il soggetto dalla posizione vittimistica, così cara all’essere umano. Bisogna assumersi il rischio di essere soggetti responsabili.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
