In un confronto diretto tra due grandi pensatori del Novecento Francese, ossia Lacan e Foucault, si arriva a un punto cruciale, a una domanda che spesso si ripete nella mente dell’essere umano: cos’è un soggetto? Possiamo davvero essere soggetti che si determinano?
Dobbiamo tenere conto che, in entrambi i pensieri, si evince che il potere, in qualsiasi sua forma, produce delle identità, delle forme: posso essere impiegato, un folle, un criminale ecc… E questo porta, inevitabilmente, all’idea che c’è un’idea di determinazione in ognuno di noi. La soggettività non è innata, come sosterrebbe un Pascal, ma si costituisce attraverso i segni lasciati sul corpo e la mente del soggetto da parte della Legge, che si coagula in un intersecarsi di sapere e potere. Sia Lacan che Foucault, però, vedono in questo scenario apparentemente pessimista, non tanto un qualcosa di repressivo. Sarebbe facile interpretare un’identità attribuita come una forma di repressione che la società utilizza verso il soggetto, relegandolo a determinate forme. In questa forma di potere c’è anche una sua produttività. Il soggetto si produce tale nel momento stesso in cui entra a far parte del processo identitario della legge e assume di sé le insegne che riceve.
Dov’è la libertà del soggetto? O meglio, come direbbe Sartre, esiste una libertà scelta dal soggetto? Prendiamo uno scenario post apocalittico come quello di Blade Runner. Non può essere che, adattandoci all’identità attribuita, diventiamo anche noi replicanti? D’altronde, come si evince dal film di Ridley Scott, non c’è questa gran differenza tra umani e umanoidi! Aspetto, modi di fare… ciò che li dovrebbe differenziare è la capacità di scegliere. Ma il protagonista, Rick Deckard, non è forse una sorta di essere umano che uccide?
Allora dove si trova il limite della nostra possibilità di agire, diventare soggetti? Roy Batty, ossia Rutger Hauer, lo esplicita chiaramente nella scena finale proprio di Blade Runner
“E tutti quei momenti andranno perduti
Come lacrime nella pioggia”
Nel momento di maggiore tensione, dove il replicante si rende conto di essere sconfitto, lancia una sfida all’umano: e se noi che ripetiamo, che stiamo agli ordini di qualcuno, fossimo più liberi di provare tutto ciò? Non siete proprio come voi, noi umani? È come una parossia, uno slancio di verità, dove l’androide esplicita che l’essere soggetto umano non vuol dire vivere in un’apparente libertà, ma trovare il proprio essere soggetto in ciò che si ripete, sotto le insegne attribuitegli dalla Legge.
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Blade Runner – Ridley Scott
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
