Schopenhauer, recuperando un concetto della filosofia indiana, descrive un Velo, quello di Maya, che crea una divisione fra ciò che percepiamo nella realtà e quello che dovrebbe essere la realtà ultima. Recuperando alla lontana un’idea Kantiana, Schopenhauer sostiene che noi viviamo in un mondo fatto di rappresentazioni. Rappresentazioni che ci sono utili per andare avanti nella vita di tutti i giorni, ma che creano un divario irraggiungibile con la cosa-in-sè. E cosa si trova dietro questo velo?

Per Schopenhauer è semplice: dietro questa illusione si trova la Volontà. Una volontà oggettiva? Difficile crederlo, dato che il filosofo tedesco non era molto favorevole all’idea di un Uno, un Dio. Allora una volontà soggettiva, che ci permette di continuare a muoversi verso questo velo senza mai scoprirlo. E Lacan recupera in parte questo concetto nella sua idea di soggetto.

Cos’è un soggetto se non un individuo che vive coperto dalle proprie fantasie? E se molti insistono a sostenere che una fantasia è un’illusione, ben venga! È un’illusione necessaria. Chi se la sentirebbe di rimanere costantemente esposto alla realtà psichica che vive tutti i giorni, se non vi fosse un velo che in qualche modo copre, ci protegge, da tutto ciò? Il velo di Maya è come un fantasma per Lacan, ossia ciò che organizza la nostra realtà, ci permette di esistere come soggetti che desiderano, e ci difende dalla realtà traumatica nuda e cruda.

Però c’è una differenza sostanziale. Per Schopenhauer dietro quello velo si trova una volontà, e, riprendendo questo concetto dalla mistica indiana, questo velo, prima o poi, deve essere superato. C’è una possibilità di andare oltre, e fa anche parte dell’idea di Nietzsche di accedere alla nostra Volontà di Potenza. Ma è davvero quello verso cui volge l’essere umano? Forse un isterico ha quell’obiettivo: raggiungere il prima possibile ciò che si cela dietro a quel volo, rendendosi conto di essere solo impaziente. La situazione è ancora più radicale.

Abbiamo bisogno di un’illusione per continuare a vivere? Siamo immersi nella nostra vita di tutti i giorni, presi dalle faccende quotidiane, lavoro, passioni, e tendiamo a non fermarci un attimo di fronte a nulla. Stopparsi stoicamente è un gesto sì sovversivo, ma anche in quel caso non ci liberiamo di tutta la fantasia che ci permette di leggere il mondo che ci circonda. Noi abbiamo bisogno di una certa illusione per leggere la realtà stessa. È ciò che ci rende la realtà che ci circonda vivibile, coerente, e da un senso alla nostra esistenza. Se ci privassero delle illusioni (e un certo mondo capitalistico ci sta provando), allora vivremmo in una società sempre meno sopportabile.

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Arthur Schopenhauer – Il mondo come volontà e rappresentazione

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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