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Psicologia

V come insegna

“Tutti sono speciali. Tutti. Tutti sono eroi, innamorati, stupidi, criminali. Tutti.”

Alan Moore ci ricorda, con il suo fumetto V per Vendetta, una cosa fondamentale: nessuno è riducibile a un unico significante. Lacan ha lavorato tanto sul discorso dell’identità del soggetto, arrivando a definire come il soggetto non è un’identità stabile, mai, ma piuttosto una materia divisa. Esiste sempre uno scarto tra ciò che crediamo di essere (e magari ci fa anche comodo pensare di essere), e ciò che il nostro desiderio rivela.

V è un antieroe, non ha nome, ed è ciò che lo caratterizza per tutta la storia. L’unica cosa che ci viene mostrata è la sua maschera: bianca e sorridente. Cosa ci comunica tutto ciò? V è colui che sfugge al suo nome. Viviamo in un universo di linguaggio, e di certo non possiamo scappare da tutto ciò. Ma cos’è che ci salva? Cos’è che ci fa andare avanti mantenendoci soggetti umani? La mancanza. E quella V è proprio la mancanza che ci rappresenta. Una maschera indossata, con la quale assumiamo un’identità fittizia di fronte agli altri. Ma ci serve solo per vivere all’interno di un sistema sociale. Perché ciò che ci descrive e rappresenta è proprio quel qualcosa che manca, quel “centimetro” che rincorriamo per il resto della vita.

Ciò che V ci comunica è che ognuno ha la sua storia, ma che tutti possiamo far crollare quel muro identitario dietro al quale ci nascondiamo. Ciascuno di noi eccede rispetto al nostro stesso Io, e per quanto abbiamo bisogno di una maschera (Persona la chiamerebbe Jung) per continuare a vivere, quel che ci descrive in quanto soggetti è proprio ciò che quella maschera non coglie.

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Alan Moore – V per Vendetta

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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