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Psicologia

Siamo davvero liberi?

L’altro giorno sfogliavo una delle opere più importanti della filosofia occidentale, ossia il Manuale di Epitteto. Quest’ultimo, stoico, sosteneva che la libertà è in mano all’uomo. O meglio, essendo il giudizio sulle cose l’unica cosa che può turbare l’uomo, l’uomo può essere libero disciplinando il proprio giudizio. Questo, al di fuori di intuizione filosofica, può essere uno spunto utile per comprendere come l’uomo, secondo il filosofo greco, ha una possibilità di essere libero, in quanto se l’unica cosa che lo turba sono i giudizi che provengono da lui, allora il lavoro deve essere fatto su se stesso. Lacan non la pensava così. E ciò che diventa interessante è analizzare l’evoluzione del concetto di libertà per l’uomo nel corso del secoli.

Lacan ha sempre messo in discussione, insieme all’esistenzialismo e alla fenomenologia, l’idea di soggetto pienamente libero e padrone di sé. A differenza però di Sartre, che sosteneva un’idea di libertà al pari di una condanna per l’uomo, Lacan parte dall’idea di inconscio strutturato come un linguaggio. Non solo, parte dal presupposto che ogni singolo soggetto, prima ancora di nascere, è parlato dall’Altro, dal mondo del linguaggio. Questo a cosa porta? Che il soggetto è attraversato da significanti, che lo costituiscono.

C’è quindi una differenza sostanziale. Nel primo pare che la libertà sia raggiungibile, e dipenda strettamente dal soggetto umano. Nel secondo, invece, non si parla tanto di libertà, quanto più di un assoggettamento primordiale, che dobbiamo riconoscere in quanto soggetti parlanti per affermarci tali. Ma allora non possiamo essere liberi? O possiamo anelare a una forma di libertà? Un punto di contatto fra i due pensatori, anche se non sembra, esiste, ed è ciò che ci può dire qualcosa in più in merito a questa domanda. Entrambi convergono su un argomento fondamentale: gli eventi esterni possono determinarci, ma dipende dal soggetto il come gestirli. Se da una parte Epitteto conviene sul fatto che il soggetto può dominare sè stesso, dall’altra Lacan, reduce da Freud, sostiene che il soggetto non è mai totalmente padrone di sé, ma qualcosa gli sfugge costantemente. Neanche il lavoro analitico può eliminare questa divisione, ma permette di fare qualcosa di fondamentale, ossia di riconoscerla.

Pare un discorso banale, che non risolve nulla. Ma pensate alla vostra vita di tutti i giorni. Quanto fa la differenza quando riconoscete di mettere in atto un comportamento ripetitivo e dannoso? Magari continuate a metterlo in atto, ma avete introdotto nel circolo di azione ripetitivo un elemento fondamentale: vi siete fronteggiati con la vostra crepa.

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Epitteto – Manuale

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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