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Psicologia

L’«Addio» all’Altro e il Debito dell’Io: Derrida legge Lévinas attraverso il prisma del godimento e della traccia. 

In Addio a Emmanuel Lévinas, Jacques Derrida non si limita a celebrare la memoria di un maestro e di un amico fraterno, ma decostruisce il vocabolo stesso dell’addio per interrogarne la struttura etica e la torsione temporale, dove dire addio significa consegnare l’Altro a quell’alterità irriducibile che si apre radicalmente con la morte ma che abita già lo spazio originario del legame sociale, offrendo alla psicoanalisi lacaniana un fianco di lettura straordinario che interroga il godimento, l’oggetto a e lo statuto del soggetto attraverso un’eteronomia radicale che spazza via l’illusione dell’autonomia borghese dell’Io. Nel saggio La parola d’accoglienza, Derrida insiste sul fatto che la responsabilità non nasce da un’intenzionalità autonoma, bensì ci assegna prima ancora che noi possiamo scegliere di accoglierla, corrispondendo esattamente alla tesi lacaniana secondo cui il soggetto dell’inconscio è parlato dall’Altro e la sua stessa identità si costituisce a partire da un debito originario inestinguibile che rende vana ogni pretesa di padronanza a casa propria, svelandoci come l’essere parlante sia radicalmente espropriato fin dalle sue fondamenta da una alterità che lo precede e lo fonda senza tregua. Questa passività senza archè si riflette nel volto dell’Altro levinasiano, che non è semplicemente l’immagine speculare in cui l’Io si riconosce e si aliena narcisisticamente, ma il punto esatto in cui si produce un arresto del godimento autoreferenziale, scalfendo la corazza del fantasma e mostrando come il linguaggio stesso non sorga da una pienezza interna, ma da questo scarto incolmabile con l’Altro che fa sì che ogni parola sia sempre un rinvio infinito, esattamente come la catena simbolica brancola intorno a un vuoto centrale incapace di suturare la ferita del desiderio che abita l’essere umano fin dal suo primo affacciarsi al campo del linguaggio. Questo movimento si complica ulteriormente quando fa il suo ingresso il Terzo, poiché se nella relazione a due vige l’asimmetria etica assoluta in cui sono responsabile dell’Altro anche della sua colpa, l’arrivo della collettività impone il calcolo, la misura, la legge e la politica, ricordandoci che lo psicoanalista sa bene che il soggetto non è mai solo nello studio e che la giustizia non si dà mai come un possesso pacificato ma come un’interminabile decostruzione del diritto vigente che deve fare i conti con la durezza del reale e con l’impossibilità di una società trasparente a se stessa. Leggere questo testo attraverso la bussola di un discorso che sa cosa significhi fare i conti con la castrazione significa accettare che la clinica e il pensiero non mirano alla sintesi armonica, bensì a custodire la traccia di ciò che sfugge, rivelando che l’addio non è un semplice saluto di commiato ma la struttura stessa del legame con l’Altro, un eccomi radicale che risponde a una chiamata senza data e che non smette di interpellarci nel cuore pulsante del sintomo, ricordandoci che nel nostro statuto di soggetti desideranti siamo costituzionalmente legati a un debito che non potremo mai estinguere del tutto e la cui accettazione rappresenta l’unico argine etico contro la furia cieca del godimento distruttivo.

Fonti:

J. Derrida -Addio a Emmanuel Lévinas.

Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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