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Psicologia

L’eco di un vuoto

Myers è un padre. Un padre che oramai da anni non vede più suo figlio. Da quel fatidico giorno in cui decise di separarsi dalla moglie e il figlio lo attaccò. Myers, da quel momento, ha continuato a vivere la sua vita tranquillamente, fino a quando, dopo otto anni, ha ricevuto una lettera dal figlio. È arrivato il momento di rivedersi. Prende il treno, deve arrivare alla stazione di Strasburgo. Ma non scende.

Jack e Fran sono una coppia che vive con monotonia le proprie giornate. La loro routine quotidiana di traduce in semplici gesti, tra cui mangiare insieme una volta rientrati da lavoro, e aspettare il sonno davanti alla televisione. Una sera Bud, collega di Jack, li invita a cena a casa sua, dove conosceranno la moglie Olla, il figlioletto Harold e un pavone domestico. Di fronte alla surrealtà della situazione, Jack e Fran ne escono cambiati, e quella sera stessa concepiranno il proprio figlio, per poi divorziare poco tempo dopo. Jack si ricorda quel attimo come il più bello della sua vita.

Questi racconti fanno parte di una delle opere più belle di Raymond Carver, ossia Cattedrale. Cosa collegare tutti i racconti di questa raccolta? La sensazione durante la lettura è che l’autore americano non sia tanto interessato a raccontare il culmine di un momento, le fasi della rottura, gli incontri attesi, quanto più a descrivere il prima e il dopo. Carver si staglia, nella letteratura americana, come lo scrittore del vuoto. Ma non del vuoto contenutistico, quanto più dell’assenza che riguarda da vicino le vite di ogni singolo essere umano. I protagonisti dei suoi racconti sono donne e uomini semplici, ordinari, i quali conducono una vita routinaria, che ruota sempre attorno a un’assenza, un movimento di desiderio che è destinato a scemare e scorrere sotto le dita sottili. E, in maniera ancora più profonda, i protagonisti dei suoi racconti sembra che desiderino sempre un qualcosa che a loro sfugge: un momento, un incontro.

Myers sembra voglia ritrovare un rapporto con suo figlio, ma alla fine non scende dal treno. Jack e Fran desiderano tenere viva la propria coppia, ma quell’unico attimo che li fa sentire come sospesi si disperde nella memoria e lascia strascichi. Pochi dettagli, poche spiegazioni. Ma solo al centro di tutto un’assenza, una mancanza, uno spazio vuoto in cui protagonisti e lettore sono costretti ad abitare. Ma non è forse proprio in quello spazio vuoto che si decide la vita di un soggetto? Tutte queste figure introdotte da Carver sono rappresentative del movimento teorico Lacaniano che riguarda, per l’appunto, il desiderio. Il desiderio trova il proprio spazio di abitazione proprio nel mantenimento di quel vuoto. Non si sa se raggiungeremo mai quell’oggetto che desideriamo tanto (per Lacan no), ma ciò che alimenta tutto ciò è proprio un vuoto centrale, che tiene vivo il fuoco dentro noi. Quando quell’oggetto pare pare vicino (il figlio per Myers, la famiglia per Jack e Fran), il tutto si dissolve.

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Raymond Carver – Cattedrale

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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