Un figlio, poi un uomo, e infine uno dei rappresentanti del lato Oscuro. La storia di Anakin Skywalker, poi Darth Vader, rappresenta una delle parabole discendenti più affascinanti della storia del cinema. Può un uomo, che ha subito e vissuto la morte, che vede la stessa nei suoi incubi, continuare a seguire una propria forza morale interna? E se la storia di Anakin non fosse solo l’epopea di uomo che sceglie di percorrere la strada del male, quanto quella di un soggetto che non riesce ad accettare in alcun modo la propria mancanza?
Prendiamo la lente interpretativa di Lacan. Cosa vuole Anakin? Non gli interessa tanto di essere felice, ma vuole che nulla di quello che ha gli venga tolto. La sua storia è segnata fin dal principio dalla perdita. Dapprima è schiavo, dove non ha la libertà; successivamente verrà scelto come il prescelto della profezia, colui che riporterà la pace nel mondo, e di conseguenza verrà separato dalla madre; una volta che riuscirà ad entrare nell’Ordine dei Jedi (la massima rappresentazione della forza incarnata in principi morali), si rende conto di non essere riconosciuto così come si aspettava; infima subirà la perdita della madre, proprio fra le sue braccia. Una verità che Anakin non riesce ad accettare è proprio questa: le cose che amiamo possono essere perdute. Non riesce ad elaborare la perdita tramite un processo simbolico, ma si oppone costantemente nei confronti di questa perdita, cercando di trasformare il suo desiderio in onnipotenza. Dal momento che il soggetto umano non è mai completo, ma rincorre la propria mancanza, nel momento stesso in cui Anakin quella mancanza non la vuole prendere in considerazione, comincia il suo cammino mortifero verso l’al di là del desiderio.
Allora la domanda che assilla Anakin fin da sempre è: come posso impedire che una perdita si avveri? Come direbbe Lacan, il focus si sposta rispetto al “come posso affrontare la perdita?”. Vi è un vero e proprio tentativo di abolire la mancanza, cercando di andare contro il fatto, umano, che il desiderio sia strutturalmente legato ad essa. Cosicché subentra l’onnipotenza, diventa una questione di potere, e, si sa, nel momento stesso in cui si desidera annientare la mancanza con il potere, subentra il pensiero del “più sarò potente, meno qualcosa mi sarà sottratto”.
E così comincia la discesa verso l’oscurità. Anakin non vuole avere limiti. Anakin non contempla l’ostacolo, che deve essere eliminato. Anakin si vendica di ogni perdita. Ma così raggiungerà la soddisfazione? Ciò che si trova alla base del godimento illimitato non è la felicità, il piacere, quanto più l’essere irrimediabilmente legato a un’altra forma di sudditanza e controllo: il potere. Il tentativo di liberarsi dall’angoscia produce un assoggettamento ancora più grande. Ma ciò lo porterà ad essere un prigioniero: Darth Vader.
——-
Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
