Uno strano personaggio di nome Max si sta muovendo nel deserto. Non sappiamo niente di lui, e, da un primo sguardo, ci sembra un sopravvissuto. Una voce di bambina flebile si ripete nella sua testa, come un assillante ricordo. Ciò che ritorna alla memoria di Max, protagonista dell’opera monumentale di George Miller Mad Max Fury Road, è qualcosa che non appartiene tanto e solo alla realtà concreta della vita del protagonista, quanto più a ciò che Lacan definirebbe come Reale traumatico. Come già spiegato in altri articoli, il Reale si distingue bene dalla realtà come ciò che di traumatico per il soggetto non è stato simbolizzato. In Max comprendiamo per l’appunto questa logica del trauma: qualcosa che ritorna costantemente per il soggetto, il quale non riesce in alcun modo a inscriverlo nella sua storia. Difatti, come notiamo fin dai primi fotogrammi del film, Max non dice e non dirà mai “mia figlia è morta, ed è successo questo”, ma subisce il ritorno del trauma che non ha mai avuto posto nell’universo simbolico.
E questo trauma torna all’interno del film, in svariate forme, tra cui ad esempio la tempesta di sabbia che i protagonisti devono affrontare nel corso del film. Max incontrerà altre persone che, come lui, hanno una mancanza. Una su tutte Furiosa, una valorosa combattente, presa in prigionia dallo Stato che detta le regole in questo mondo post apocalittico, governato da Immortal Joe, che si è preso la vita della sua famiglia. E sia Max, che Furiosa, sono organizzati come gli altri soggetti, attorno a una mancanza, senza una propria identità completa, ma con un desiderio che rincorrono entrambi: da una parte la sopravvivenza, dall’altra il voler tornare a casa.
Queste sue figure ci insegnano qualcosa di molto umano in un mondo dove non esistono più riferimenti simbolici. Da un lato che, pur cercando di rincorrere le rispettive perdite, nessuno dei due potrà mai riuscire a colmarle, e nel loro viaggio ciò che si evidenzia progressivamente è l’accettazione di questa perdita. Prima il soggetto umano riesce a convivere con la perdita, prima si avvia un vero e proprio lavoro del lutto, che permette di tradurre il trauma in un universo simbolico: Max diventa una sorta di pastore errante in cerca di vite da salvare oltre che la propria, Furiosa arriverà a sovvertire quello stesso Stato che gli ha tolto tutto. In più ci comunicano un’altra cosa fondamentale: l’Altro può essere percepito come oggetto minaccioso (Max e Furiosa si odiano profondamente all’inizio del viaggio), ma l’accettazione delle proprie perdite porta a vedere questo Altro come salvifico, fondamentale alla propria vita da soggetti. Dalla autoconservazione si passa alla relazione, con tutti i suoi alti e bassi.
E allora si arriva a definire il soggetto. Un essere mancante, che trova la propria forza in ciò che desidera. E nell’Altro.
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George Miller – Mad Max Fury Road
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
