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Psicologia

Nessuno può completarsi

Marianne e Johan sono sposati. Nell’apparenza del loro quadro familiare, tutto sembra andare per il meglio, ma non appena Bergman decide di farci scivolare all’interno delle loro dinamiche matrimoniali, ci rendiamo subito conto di una cosa: l’incomunicabilità. Può un amore diventare incomunicabile? Può un amore completarci davvero senza alcuna mancanza? Scene da un matrimonio di Bergman analizza proprio questo, scardinando e destrutturando completamente l’unione per eccellenza.

E difatti Marianne e Johan parlano, ma lo fanno giusto per comunicarsi alcune cose basilari. Ciò che manca, alla fine di tutto, è non solo l’amore in sé per sé, quanto la consapevolezza da parte di entrambi che nessuno dei due può completarsi con l’altro. Entrambi chiedono amore, che diventa conferma della propria identità e valore, come se, per l’appunto, l’altro avesse il segreto per la completezza. Il tutto arriva al conflitto: nel momento stesso in cui ognuno affida all’altro la responsabilità di colmare il proprio desiderio, l’unica cosa con la quale ci si scontra è la più grande insoddisfazione. Scoprire che l’altro è una persona con la quale magari ti trovi a tuo agio, ma che al contempo non potrà mai riempire la tua mancanza, le reazioni possono essere due: o accetti la tua e la sua mancanza, oppure, come in un continuo spostamento, cercherai al di fuori di quella relazione qualcun’altro che possa completare il tuo desiderio.

E Bergman traduce tutto ciò in puro linguaggio cinematografico: i primi piani su volti che non riescono a comunicare ma nascondono, pause, dialoghi fatti di vuoti incolmabili ma percepiti come asfissianti, e una vicinanza fisica che non elimina la vera distanza fra i soggetti. La crisi matrimoniale rappresentata dal regista svedese, che trova il suo culmine nella scena in cui tutta l’incomunicabilità si traduce in rabbia da parte dei protagonisti, non è solo un fallimento di una relazione sentimentale, ma è la manifestazione di una struttura profonda che ci riguarda tutti da vicino. Il soggetto, ognuno di noi, cerca nell’Altro la propria completezza, convinto che possa colmarsi in qualche modo, ma scopre che nessun Altro potrà mai garantirgli quella completezza. Accettiamo di essere mancanti.

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Ingmar Bergman – Scene di un matrimonio

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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