C’è un oggetto che una volta era molto tipico vedere nelle case: il vaso. Un oggetto semplice, che di solito si trovava sui davanzali, in cucina, con dentro fiori, acqua, e chi più ne ha, più ne metta. Spesso si trovavano anche vuoti, senza niente. Vi siete mai chiesti cosa quel niente all’interno del vaso stia a significare? Magari la maggior parte di voi, ma un uno dei filosofi più importanti del Novecento si: Martin Heidegger.
Un’essenza quasi mistica contraddistingue la forma del vaso e il suo niente all’interno. Il vaso infatti non è solo un pezzo di argilla, di porcellana, modellato da un abile artigiano. Non è soltanto fatto del suo materiale, o di una forma particolare. Ciò che lo rende vaso in quanto tale è proprio il vuoto che contiene al suo interno. Cos’è che rende un vaso tale? La possibilità di non contenere nulla al suo interno. Non è neanche la sua forma che lo caratterizza, ma piuttosto ciò che può non contenere che lo rende quel recipiente così particolare che arreda o arredava le case della maggior parte delle persone.
È strano se ci soffermiamo a pensare, no? Prendiamo in considerazione le varie piattaforme che definiscono oggi il valore sociale di un individuo: Instagram, Tim Tok, Facebook. Sono tutti campi in cui ciò che vale più di tutto è proprio la forma. Siamo al contrario rispetto al vaso. Secondo la logica di queste piattaforme, avere una forma riconoscibile, e soprattutto che funzioni, è la parte fondamentale della vita di un soggetto affinché quest’ultimo possa vivere bene all’interno della società moderna. E, banalmente, anche noi facciamo oramai parte del meccanismo. Quanto spesso ci accade di soffermarci su ciò che il social presenta nella sua forma immacolata, senza chiederci che cosa ci sia dentro che lo rende tale.
Heidegger forse non avrebbe accolto bene i social, come buona parte dei filosofi. Ma questo lo possiamo solo supporre. Proprio però il suo ragionamento rispetto al vaso ci può aiutare a capire qualcosa di profondo rispetto a ciò che poc’anzi abbiamo descritto. Il vaso è vaso perché contiene un vuoto. La forma non ha un fine particolare; può anche avere la forma più strana che abbiamo mai visto, ma quando ce lo troviamo davanti, ciò che lo rende importante ai nostri occhi è proprio quel vuoto che lo rende vaso. Ed è strano, perché solitamente noi pensiamo alla forma come qualcosa che racchiude e permette di rendere qualcosa riconoscibile, all’interno dei suoi confini. Ma il vaso invece ci suggerisce altro: la forma può aprire a uno spazio di possibilità. Ciò che il vaso fa non è esibire il proprio vuoto, quanto più renderlo possibile.
Ed è esattamente il contrario di ciò che fanno i social. Non lasciano parlare quel vuoto come qualcosa di generativo, ma cercano costantemente di riempirlo, quasi fosse una forma di vergogna esporlo. Corpi già confezionati, case perfette, colazioni che sono più estetica che altro, vacanze montate. Si toglie completamente la capacità di immaginare cosa un vuoto possa generare. L’immagine è già stata pensata per noi.
Questo non vuol essere un’invettiva verso il concetto di forma. È elemento essenziale l’estetica intesa a là mode Nietzscheiana, ossia quella parte fondamentale del soggetto, della realtà, che esprime una potenza immaginifica. Il problema però arriva nel momento stesso in cui la forma non è qualcosa che può lasciare spazio all’altro, ma una vera e propria forma di esistenza. Quanto spesso si sente dire “devo mostrarmi così”? Quando la forma comincia a venire prima, ciò che si ottiene è un soggetto che risulta non come un vuoto generativo, ma più come un contenitore da riempire per dare lustro alla propria forma.
Ma allora cosa intendi dire? Dobbiamo imparare dai vasi? Sarebbe utopistico, ma in piccola parte è veritiero. Il vaso non vale tanto per ciò che mostra, ma per ciò che può accogliere. Se ci infiliamo in un ingranaggio social, l’unica cosa che possiamo diventare è una superficie. Una forma. Ma ciò che caratterizza il soggetto umano è proprio quel vuoto che gli permette di accogliere esperienze, emozioni, fallimenti, desideri. Quello che la nostra società sopporta sempre meno è il vuoto. Forse abbiamo proprio bisogno di coltivare quel qualcosa che non appare. Forse abbiamo bisogno di preservare una parte di vita da non rendere forma. A volte la parte più importante di un oggetto è proprio quella che non riusciamo a vedere direttamente.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
