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Psicologia

Siamo tutti Ken

Mi sono sempre divertito a immaginarmi conversazioni fantastiche e impossibili all’interno della stanza d’analisi, non tanto con il me terapeuta protagonista, quanto più con il Lacan che immagino. E i personaggi che passano all’interno del suo studio sono svariati. Proprio l’altro giorno mi sono immaginato cosa succedesse se un personaggio come Ken il guerriero entrasse nello studio dello psicoanalista francese. Probabilmente una domanda che Lacan potrebbe fare di fronte a un energumeno di tale portata sarebbe “Che vuoi?”. Il silenzio si impadronirebbe della stanza.

Ma cos’hanno in comune una fonte fumettistica pop come Ken e il pensiero di Lacan? Seppur leggendolo con gli occhi del bambino, Ken è la rappresentazione di uno dei concetti più approfonditi prima da Freud, poi da Lacan stesso, ossia: il soggetto che vive nel mondo non coincide mai pienamente con sè stesso. Ma perché? Ken sembra un eroe molto semplice e classico. Un eroe, un uomo con un passato travagliato, che attraversa il mondo oramai distrutto per proteggere le persone in difficoltà. Però Ken non è semplicemente l’incarnazione di una forza. Ken è figlio della sua storia, di una promessa, di perdite, e di legami con gli altri. Noi tendiamo a immaginare il soggetto come una cosa compatta (e nel caso del livello muscolare di Ken, il pensiero diviene lampante), ma questo pensiero è una pura illusione. Forse fondamentale per vivere: se non ci immaginassimo con un io, non potremmo neanche avere confini con il mondo. Ma ci è fondamentale confrontarci con il fatto che il soggetto è sempre spostato rispetto a se stesso.

Se pensiamo alle nostre identità quotidiane, siamo molto similari alle identità con il quale viene identificato Ken. Siamo operai, impiegati, figli di qualcuno, fratelli o sorelle, marito o mogli, e così via. Il problema è che tutto quello che ci succede nella storia della vita dimostra come nessuna di queste identità può dirsi fissa, piuttosto come un insieme di pezzi di uno stesso puzzle. L’io che pronuncia Io non è mai padrone effettivo del proprio essere.

Un po’ come per quanto concerne le nostre cicatrici. Ken ha delle cicatrici che lo identificano, anche agli occhi degli altri. Le sette stelle che ha in petto sono identificative di Ken. Come anche il suo nome. Ma siamo sicuri che il soggetto si trovi proprio lì? Qua arriviamo a una formula di Lacan: il soggetto è rappresentato da un significante per un altro significante. Ogni definizione che ci ritrae in un certo modo rimanda a un’altra definizione. Non c’è mai, dietro a tutti questi segni, qualcosa che rimanda veramente al nostro soggetto più puro, quanto più a tutte le nostre necessarie maschere. E normalmente siamo portati a pensare che uno debba scoprire se stesso per giungere a una completezza. Ma forse non c’è nessun vero Ken che aspetta di essere scoperto. Forse è proprio l’imparare a vivere in quello scarto tra sé e ciò che crediamo di essere che ci permette di andare avanti. Siamo e possiamo essere forti proprio perché non siamo mai completamente noi stessi. Possiamo scegliere.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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