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Psicologia

Il problema di essere sè stessi

C’è una domanda che attraversa la filosofia e la psicoanalisi: quanto possiamo davvero conoscere noi stessi? Thomas Nagel, nel suo libro Questioni mortali, affronta uno dei grandi problemi della filosofia contemporanea: la distanza tra il modo in cui viviamo il mondo dall’interno e il modo in cui possiamo descriverlo dall’esterno.

Facciamo un esempio. Il dolore di un mal di denti può essere spiegato attraverso la neurologia, gli impulsi elettrici, le terminazioni nervose. Ma nessuna di queste descrizioni restituisce davvero che cosa significhi avere quel mal di denti. C’è una differenza tra sapere che cosa accade in un organismo e sapere che cosa si prova a essere quell’organismo.Ora, proviamo a spostare la questione sul terreno della psicoanalisi.

Il soggetto è diviso. Ma non soltanto perché nessuno può vivere al posto nostro la nostra esperienza. Siamo divisi perché non conosciamo fino in fondo nemmeno noi stessi. Desideriamo qualcosa senza sapere perché, ripetiamo comportamenti che ci fanno soffrire, prendiamo decisioni che sembrano contraddire ciò che diciamo di volere. Freud ha introdotto una scoperta scomoda: l’Io non è padrone in casa propria. Esiste una parte della nostra vita psichica che sfugge alla coscienza e che, tuttavia, continua ad agire.bIl problema non è soltanto che gli altri non possono abitare la nostra esperienza soggettiva. È che nemmeno noi possiamo abitarla completamente in modo consapevole.

Se Nagel ci mostra il limite dello sguardo oggettivo, la psicoanalisi ci mostra il limite dello sguardo che rivolgiamo a noi stessi. Possiamo osservarci, raccontarci, analizzare le nostre emozioni. Ma ogni volta che proviamo a diventare spettatori di noi stessi, qualcosa continua a sfuggirci. Il nostro sguardo non è mai del tutto neutrale: è condizionato dalla storia personale, dai desideri, dalle difese e da ciò che non vogliamo sapere.

La conclusione, allora, è meno rassicurante di un manuale di autoconoscenza, ma decisamente più interessante: conoscersi non significa finalmente scoprire chi siamo. Significa imparare a convivere con ciò che di noi continua a sfuggirci.

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Thomas Nagel – Questioni mortali

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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