I due tempi del soggetto

Jean Paul Sartre, nella sua opera biografica dedicata a Flaubert “L’idiota della famiglia”, introduce un concetto fondamentale per comprendere come si forma un soggetto: enlisement natal, ossia insabbiamento natale. Ogni individuo, ogni soggetto, prima di costituirsi in quanto tale, è insabbiato dalle tracce indelebili lasciate nell’inconscio dall’Altro, la traccia simbolica che lo traumatizza fin dalla nascita.

Ci troviamo nella fase in cui il soggetto si trova a-soggettato all’Altro, è passivo, attraversato dalla Lalangue lacaniana, ossia un insieme di voci, suoni, parole, che provengono dalle figure che circondano l’individuo soprattutto nella sua prima parte della vita. Quindi il soggetto ha un destino segnato?

L’insabbiamento, che comprende il trauma, è l’introduzione al mondo per l’individuo, che si costituisce in quanto soggetto. Ma vi è un secondo tempo, il quale culmina in un’ultima fase di formazione del soggetto, che Lacan formula a partire dalla filosofia di Kierkegaard: la réprise, ossia la ripresa.

Noi tutti viviamo l’insabbiamento natale in un determinato modo. Il nostro vissuto soggettivo caratterizzerà il come trattiamo il tratto costitutivo proveniente dall’Altro. Ma la vera appropriazione soggettiva di ciò avviene nella fase della ripresa.

Ricordare procedendo

Se nella prima fase dell’incontro con l’Altro prevale il modello della reminiscenza platonica, la ripetizione del ricordo, l’anima immortale che ricorda tutto, per Kierkegaard nel secondo tempo del soggetto vi è la teologia dell’individuo, ossia la ripetizione che apre a qualcosa di nuovo, il cui principale riferimento è la figura di Cristo, con la reminiscenza della carne.

Nella sua opera “La ripresa”, Kierkegaard afferma che la dialettica della ripresa è molto semplice, in quanto ciò che viene ripetuto è stato in un passato, e si ripete nel presente. Ma ciò che cambia questa ripresa è proprio il fatto di essere già stata. La vita è una ripetizione, ma nell’ottica in cui esiste nell’ora. Se il ricordo è come un vestito vecchio, che in quanto tale non ci calza più, la ripresa di questo ricordo nell’ottica del presente e del futuro rappresenta il sarto che ne fa un abito nuovo sulle spoglie del precedente.

La psicoanalisi lacaniana, e prima quella freudiana, nell’utilizzo del transfert, indica proprio questo movimento. All’interno della stanza di analisi ritorna sempre il passato, ma non come circolo fine a sé stesso, ma come luogo di un nuovo incontro, di un “nuovo amore”.

Come afferma Lacan nel Seminario XX, l’evento del “nuovo amore” che ha luogo nel transfert analitico è ciò che taglia lo scorrere lineare del tempo, e introduce qualcosa in un modo in cui non è mai stato prima.

Perché Lacan parla di vero e proprio nuovo evento, se parte dai resti dei ricordi del passato? Perché la ripresa consiste proprio in questo: nella riscrittura di ciò che è stato in un modo nuovo anche e soprattutto per il soggetto.

Il soggetto però ha paura. Quando si apre una nuova possibilità, che scorge il futuro, fa un passo indietro, negativizza il transfert perché vede il vuoto sotto di sé. E’ difficile per un individuo prendere l’insondabile decisione di essere al mondo, ma è un movimento fondamentale.

Chiudendo, Sartre sostiene che parte tutto dal momento in cui il soggetto fa la scelta di essere al mondo, assumendosi il peso della propria libertà. Ognuno torna a suo modo su questa scelta, e lo può fare anche ripetendo in maniera passiva un sintomo. La psicoanalisi non è cura di ciò, ma trovare la singolarità del soggetto nella ripresa di quello stesso sintomo. Difatti è proprio il modo singolare in cui ognuno di noi dà forma alla propria “crivellatura” da cui parte la domanda di cura.

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Fonti:

J.Lacan – Seminario XX

J.P. Sartre – L’idiota della famiglia

S.Kierkegaard – La ripresa

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Autori dell’articolo:

Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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