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«Ti amo bene?» — L’amore sotto pressione

L’ansia da prestazione affettiva e il super-io dell’amore performante

Viviamo in un’epoca in cui tutto deve “funzionare”: il corpo, la mente, la carriera. Ma anche l’amore. Sempre più spesso, anche nella stanza d’analisi, si sente il peso di una domanda inconfessata: “Sto amando nel modo giusto?”

Non si tratta solo di essere amati — si tratta di meritarselo. Il soggetto contemporaneo non si chiede più solo se è degno d’amore, ma quanto bene lo sta “facendo”. Una domanda che tradisce la trasformazione dell’amore in prestazione, in esibizione, in competenza relazionale.

“L’amore è dare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole.”

— Jacques Lacan

La citazione, celebre e tagliente, segna un punto di rottura. Lacan decostruisce l’idea che l’amore sia uno scambio simmetrico, funzionale, misurabile. L’amore, nella sua struttura, è mancanza. È un atto che non si controlla. È fallimento.

Il super-io dell’intimità

Freud lo aveva già intuito: il super-io è l’erede delle proibizioni genitoriali interiorizzate. Lacan, con il suo taglio strutturale, lo riformula come un comando paradossale: “Goditi!”. E oggi quel godimento è diventato dovere anche nelle relazioni intime.

Siamo spinti non solo a desiderare l’amore, ma a performarlo con successo. Ad essere partner comprensivi, emotivamente intelligenti, sessualmente soddisfacenti, costantemente presenti ma mai invadenti. Non un amore reale, ma un amore adeguato.

L’Altro come spettatore

In fondo, l’Altro (con la A maiuscola) non è più solo il partner. È un tribunale simbolico — i genitori, gli amici, i social network — che assiste silenzioso alle nostre relazioni, pronto a emettere giudizi invisibili.

E allora ci si controlla. Ci si analizza. Ci si corregge. Si entra nel rapporto come se si fosse in scena, mossi dall’ansia di piacere, di “andare bene”. In questo modo, l’incontro con l’Altro perde la sua radicale alterità e diventa un test da superare.

La clinica dell’amore sotto pressione

Chi porta in analisi questa angoscia non chiede solo di “stare meglio” nella relazione. Chiede di imparare a deludere. Di smettere di performare. Di accettare che amare non è mai bene fatto. È sempre un inciampo, un fraintendimento, una mancanza.

Solo quando si rinuncia all’ideale dell’amore performante, può emergere un amore reale: segnato dal sintomo, dalla differenza, dal fallimento. Ma anche, proprio per questo, da una verità che non si misura, non si giudica, non si valuta.

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Fonti:

J. Lacan -Seminario VIII

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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