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Cambiamenti

I’m going through changes”

Nel 1972, il principe delle tenebre, Ozzy Osbourne, pubblicava, insieme ai Black Sabbath, l’Album intitolato “Volume 4”. Segnò una svolta nella loro carriera, in quanto per la prima volta si misero a nudo anche per quanto concerne un’emotività altra, l’intimità della metamorfosi.

La canzone che più rappresenta questa trasformazione è “Changes”, una ballata struggente, che nella chiave della ripetizione musicale tipica del gruppo di Birmingham, tratta un tema topico della letteratura romanza, ossia la perdita dell’amata.

I feel unhappy

I feel so sad

I’ve lost my best friend

That I ever heard”

Lacan parla della melanconia, comprendendola nella struttura della psicosi, come quella particolare conformazione di personalità caratterizzata da un vuoto esistenziale.

Il melanconico è colui che vive una patologia del desiderio. Ha perso quel desiderio, in quanto, come già Freud specificava in “Lutto e melanconia”, ha perso l’oggetto amato, idealizzandolo e identificandosi a questa perdita, a tal punto da diventare egli stesso un vuoto.

La perdita del desiderio può portare poi a manifestazioni psicotiche di vario tipo, ma non fa nient’altro che sottolineare l’importanza che costituisce nella formazione del soggetto l’Altro.

Lacan va ancora più a fondo, dicendo, per l’appunto, che non si tratta solo della perdita di qualcosa, ma della perdita di sé stessi, che non trova più espressione in una parola, se non morta.

But soon, the world

had its evil way

My heart was blinded,

love went astray

Il soggetto perde la relazione con l’Altro. Il Reale traumatico dell’esistenza coincide con l’insensatezza della vita. Nessuna funzione mentalizzante potrà mai supplire al venire meno dell’Altro, che è avvenuto in maniera repentina, senza avviso, ma soprattutto in un momento della vita in cui il soggetto aveva bisogno della sua permanenza.

Massimo Recalcati, inoltre, approfondisce il concetto di melanconia introducendo la figura del neo melanconico, che, a differenza della psicosi melanconica, è caratterizzata da un’analisi molto lucida dell’insensatezza della propria vita, che non trova alcuna espressione in sintomi deliranti o allucinatori di alcun tipo.

Cosa si può fare nella clinica con soggetti caratterizzati da melanconia? Per quanto complicato, la figura dell’analista può rappresentare il tentativo di recupero della relazione con l’Altro perduta, la riscoperta del suo desiderio tramite il desiderio dell’analista, in un’ottica di fort – da, ossia di presenza – assenza.

Questa alternanza puó servire per simbolizzare nel soggetto melanconico il movimento di presenza – assenza dell’Altro, volto verso il compimento del lavoro del lutto, che nell’ottica Lacaniana consiste nella possibilità di accettare la perdita dell’oggetto amato senza più identificarsi al vuoto, ma prendendone le distanze.

C’è una speranza. E Ozzy lo sapeva bene. Passando dai giorni di lacrime, in cui niente ha più senso, quelle stesse lacrime possono assumere un senso diverso non appena ci si volta indietro a guardarle. Dare loro un senso nel qui e ora e lasciarle andare. Guardare il vuoto senza essere quel vuoto. Attraversare il cambiamento è ciò che di più doloroso possa esserci, ma è un taglio necessario per andare oltre.

Ozzy Osbourne (1948-2025)

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Fonti:

Massimo Recalcati – Jacques Lacan Vol.1

Black Sabbath – Changes

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Autori

Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese 

Sub Rosa

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