“Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
É bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella?
Wisława Szymborska, poetessa contemporanea polacca, scrisse nel 1993 la poesia “Amore a prima vista”, pubblicata di recente nella raccolta omonima. Ciò che viene celebrato al suo interno è la fatalità dell’incontro d’amore. Nello specifico, cosa vuol dire incontrarsi con l’Altro?
Pensiamo a quando nasciamo. Ancora nell’assenza della consapevolezza, tracciamo le prime linee di orizzonte con lo sguardo in un mondo in cui siamo spaesati. Quegli occhi vispi, ma così poco abituati a incontrarne degli altri, si incrociano con le pupille della madre, e poi del padre, che traducono il mondo che ci circonda per noi. Lo digeriscono, per restituircelo con i loro gesti e le loro parole.
Cos’è questo se non un primo incontro di vita dettato dalla fatalità? Il nostro incamminarci nell’esistenza nasce sotto il segno dell’incontro epifanico, che lascia un segno indelebile sulla nostra pelle, e che ci marchia, alla costante ricerca di quel senso di spaesamento che tanto ci ha gettato nel mondo senza volerlo, quanto ci ha permesso di incontrare il primo sguardo di amore.
Winnicott parla di “madre sufficientemente buona” per identificare quella figura materna che accompagna la fatalità di quell’incontro primordiale con i suoi gesti d’amore. Invece ci sentiamo di parlare di “madre visibile”, che lascia che i suoi confini, corporei ed emotivi, siano la prima landa desolata in cui il bambino possa approdare per toccare con mano il suo essere nel deserto della realtà. Si distingue dalla “madre invisibile”, che è colei che si rende intangibile allo sguardo dell’individuo.
Poi il soggetto cresce. E quell’incontro di amore, che tanto gli ha dato, ma che con lo sviluppo ha irrimediabilmente perso, si traduce in un movimento di desiderio, che si trasla nelle relazioni che l’individuo ha nel corso della vita.
Roland Barthes parla di tre tappe dell’incontro amoroso, che si possono rifare ai tre registri Lacaniani che caratterizzano la struttura del soggetto: la cattura (Immaginario, fa leva sull’immagine idealizzata), il susseguirsi degli incontri (Simbolico, l’idealizzazione si perde per lasciare spazio alla particolarizzaazione del desiderio) e il “seguito” (Reale, in quanto può essere un incontro traumatico con il dolore, l’angoscia, il rifiuto da parte dell’Altro).
Ma la fatalità dell’incontro consiste proprio in questo, nel porre il soggetto amoroso, in cerca d’amore, nell’essere costantemente meravigliato da chi si trova a vivere, come una sorta di fatto soprannaturale di cui non si può dare una spiegazione, come l’incontro dello sguardo del bambino con la madre e il padre.
“I due non si riconoscono ancora. Bisogna quindi che si raccontino“
Nell’incontro con l’altro avviene un dialogo silenzioso, che si traduce nella parola, e diventa piacere della narrazione. La stanza d’analisi, che tanti la definiscono il teatro della talking cure, viene strutturata da questo ritardare della conoscenza, che rilancia continuamente la narrazione verso altre mete, fino a quando avviene l’incontro con la fatalità, la parola piena, che colpisce in fronte il soggetto, e lo ferisce.
Ma il tempo della cura è anche questo. Ferirsi nell’incontro, e darsi il tempo di chiamare quella cicatrice. Tenendo a mente che l’incontro d’amore, qualsiasi esso sia, non fa smettere al soggetto di rimbalzare, leggero, a tal punto che una caduta può fare anche male.
Ma, forse, non è questa fatalità dell’incontro, seppure traumatico fin dal principio della propria vita, che apre l’individuo verso essere soggetto? La ricerca di quel movimento di occhi che guardano spaesati il mondo non è ciò che muove il soggetto verso una cura di sé? L’incontro con questo spaesamento tramite l’Altro non è forse già cercare sé stessi?
Mark Knopfler cantava, in “Tunnel of Love”:
“…and I don’t know where I’ll be tonight
but I’d always tell you where I am“
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Fonti:
Wisława Szymborska – Amore a prima vista
Roland Barthes – Frammenti di un discorso amoroso
Dire Straits – Tunnel of Love
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Autori
Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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