Quando sentiamo parlare di narcisismo, il pensiero comune ci porta verso immagini stereotipate: il vanitoso, l’esibizionista, il seduttore da palcoscenico. Ma esiste una forma di narcisismo molto più silenziosa, insinuante e devastante, che non urla, non invade la scena, ma seduce attraverso la parola alta, la maschera colta, la sensibilità artefatta. Questo narcisismo, più che nella superficie estetica, si annida nella struttura relazionale, ed è qui che diventa clinicamente significativo. Ci troviamo di fronte al narcisista “profeta”, colui che si veste di spiritualità, cultura, raffinatezza, e che usa proprio questi elementi per dominare l’altro in modo invisibile.

L’arte della maschera

Il narcisista manipolatore non grida “guardami!”, ma si fa notare per la sua apparente profondità. È spesso un “amante della bellezza”, della filosofia, dell’anima. Ama l’arte, ma l’arte che esibisce. Ama il pensiero, ma solo finché può usarlo come specchio.

Cosa vuole davvero?

Essere ammirato, ma con stile.

Controllare, ma con grazia.

Soggiogare, ma sotto forma di “guida” o “maestro spirituale”.

In lui non vi è solo desiderio di apparire, ma volontà di formattare l’altro, di farlo aderire a un’idea di sé che dev’essere mantenuta intatta. È qui che il narcisismo si mostra per ciò che è: una struttura relazionale fondata sull’appropriazione dell’altro come oggetto.

Narcisismo e struttura psichica

La psicoanalisi – da Freud a Lacan, passando per Racamier – ci insegna che il narcisismo non è un tratto del carattere, ma una struttura del rapporto con sé e con l’altro. Nel narcisismo patologico, l’Altro non esiste come soggetto desiderante, ma solo come specchio da usare. Il narcisista non ama. Seduce. Non incontra. Conquista. La relazione non è mai alla pari, ma gerarchica: chi è vicino a lui deve riconoscere la sua superiorità. Questa forma di narcisismo è spesso protetta da un’aura di cultura. Il soggetto si fa “educatore”, “filosofo”, “intellettuale atipico”. Ma sotto questa patina raffinata, c’è un rapporto vuoto con la verità, un uso strumentale del sapere.

Il sapere come arma

Il sapere può essere salvifico, ma anche sadico. In mano a un soggetto narcisista, la cultura viene usata come leva per far sentire l’altro inadeguato, ignorante, bisognoso. È una trappola relazionale che genera dipendenza.

Le parole del potere

Il narcisista colto parla per impressionare, non per comunicare. Non ascolta, ma attende il momento per riprendersi la scena. Usa la parola come arma sottile: non ferisce direttamente, ma crea una costante sensazione di inadeguatezza. Ti fa sentire piccolo mentre ti loda. Ti svaluta mentre ti apprezza. Ti controlla proprio nel momento in cui si mostra come “colui che ti capisce davvero”.

La trappola dell’autenticità

Spesso dice: “Io ti capisco come nessun altro”. Oppure: “Nessuno ha mai saputo amarti così profondamente”. Ma in realtà, non ama chi sei, ama ciò che puoi dargli: attenzione, riconoscimento, obbedienza. Nel momento in cui il tuo desiderio non coincide più con il suo, la maschera cade, e il seduttore si fa punitivo, svalutante, assente. L’altro, allora, precipita in uno stato di disorientamento, chiedendosi: “Ho fatto qualcosa di sbagliato

Il danno invisibile

Il narcisista manipolatore non urla. Non picchia. Non insulta. Ferisce in modo sottile: privando il soggetto del proprio desiderio, colonizzando il suo pensiero, spacciando per amore un rapporto di dipendenza. Molte vittime non si accorgono di essere vittime. Confondono la manipolazione per cura, il controllo per presenza, l’invasione per amore. Questo è il danno più grande: la cancellazione graduale del proprio spazio psichico.

La clinica del taglio

“Cosa ti succede accanto a questa persona?”

“Dove finisce il tuo desiderio e dove inizia il suo?”

“Chi sei diventato per piacergli?”

Il punto di svolta non è riconoscere “lui è narcisista”, ma riconoscere dove hai perso te stesso. Il soggetto si costituisce nel taglio, nel momento in cui rompe con ciò che lo aliena. E talvolta quel taglio dev’essere fatto proprio da una relazione apparentemente perfetta.

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Fonti:

André Green – Il narcisismo di vita, il narcisismo di morte

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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