Mickey Rourke negli anni ‘80 era uno degli attori più influenti della storia di Hollywood. Salito alla ribalta con L’anno del dragone, Angel Heart, dopo aver lavorato con i più grandi registi di quegli anni, arriva negli anni ‘90. Hollywood, come spesso accade, gli gira le spalle. Alan Parker arriverà a dire che è impossibile lavorare insieme a lui. È un individuo autodistruttivo, senza rispetto per sè stesso e il proprio corpo, oramai all’interno del tunnel della droga. Quel mondo che l’aveva tanto osannato, l’ha portato nell’abisso.
Decide di buttarsi nel mondo della boxe per anni. Diventa irriconoscibile. Non solo le ferite subite durante gli incontri, ma anche i numerosi interventi di chirurgia plastica gli cambiano la fisionomia, rendendolo agli occhi del pubblico un vero e proprio mostro. Ma nel 2008, dopo aver ripreso a recitare in alcune pellicole come Sin City, vive la rinascita. Darren Aronofsky sta scegliendo l’attore protagonista del suo prossimo film, che parlerà proprio dell’ascesa e della caduta di un idolo, nello specifico di un wrestler. Rourke accetta il ruolo. È una storia che sente sulla sua pelle. Come lui è salito in cima al tetto del mondo e poi caduto, così il protagonista del film. The wrestler.
Hollywood è come un’istituzione. E come Lacan insegna, ogni istituzione vede girare al suo interno quattro discorsi specifici, che, affinché possa esserci equilibrio, circolano in continuazione. Determinano il ruolo del soggetto, chi lo determina, il ruolo del sapere, e che fine fa l’oggetto del desiderio che lo rende soggetto. Nello specifico si potrebbe definire che nella grande Hollywood prevalga il discorso del Padrone. C’è un padrone che barra il soggetto, lo priva di un qualcosa. L’attore hollywoodiano ha sì fama, ma paga il caro prezzo di tutto ciò diventando idolo. E quando si diventa idoli, al pari di Icaro, puoi arrivare a volare vicino al sole, fino a quando le ali non si bruciano. Si lascia un qualcosa. Non si può godere illimitatamente del proprio essere famosi. Non appena si aprirà una breccia nella figura dell’attore, il Padrone Hollywood farà di tutto per aprirla a suo favore e distruggerlo.
Rourke l’ha vissuto sulla propria pelle. Ma così come lui, anche tanti altri soggetti all’interno di un’istituzione. Lavoro, scuola, squadra. C’è sempre un discorso prevalente rispetto a un altro. E quasi mai vi è un accesso diretto al nostro oggetto del desiderio. Di sicuro l’attore statunitense non sarà un esempio di vita. Ma, nel piccolo di noi spettatori davanti a uno schermo, ci fa avere la speranza di come si possa invertire le carte in tavola. Non è forse possibile fare propria quella caduta e farla diventare la propria insegna del desiderio?
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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