Il film Requiem for a Dream (2000, Darren Aronofsky) è spesso ricordato per l’impatto visivo e sonoro che trasmette lo scivolamento dei protagonisti nella dipendenza. Ma, al di là della superficie disturbante, il film è un vero e proprio laboratorio psicoanalitico: una messa in scena del desiderio, della mancanza e della pulsione.

Harry, Marion, Tyrone e Sara inseguono ciascuno il proprio “oggetto” — la droga, il successo, l’amore, l’illusione televisiva — come se fosse la chiave di volta per colmare la mancanza. Ma, in termini lacaniani, l’oggetto che inseguono non è mai raggiungibile nella sua pienezza: ogni dose, ogni pillola, ogni sogno è solo un sostituto, un semblant.

Il film mostra con chiarezza la logica dell’objet petit a: l’oggetto del desiderio non è ciò che si ottiene, ma ciò che sempre sfugge, alimentando il circuito pulsionale.

Sara, la madre di Harry, è la figura più tragica. La sua ossessione per il programma televisivo e per l’abito rosso mette in scena la potenza dell’immaginario: la promessa di un posto nello sguardo dell’Altro. Quando il simbolico (la possibilità di riconoscimento, di parola, di legame sociale) crolla, resta l’intrusione del Reale: la psicosi, la segregazione, l’elettroshock.

La sua “cura” finale non è guarigione ma annientamento: il sistema sociale non integra, ma espelle il soggetto.

Aronofsky usa ripetizioni, accellerazioni, scomposizioni sonore e visive che ricordano i meccanismi primari dell’inconscio: condensazione e spostamento. I tagli rapidi che mostrano la ritualità della droga (cucchiaio, vena, pupilla) sono come i significanti che ritornano, compulsivi, segnando l’impossibilità di uscire dal circuito pulsionale.

Lo spettatore non assiste: viene catturato, quasi come in un sogno che si trasforma in incubo.

La caduta finale: il soggetto ridotto a corpo

Alla fine, tutti i personaggi sono privati del loro immaginario di onnipotenza: Harry senza braccio, Marion ridotta a oggetto sessuale, Tyrone incarcerato, Sara annientata dalla cura. In termini lacaniani, il film mostra la caduta del fantasma: quando l’oggetto non regge più la scena, resta solo il corpo come resto, come plus-de-jouir.

Il requiem non è solo per i sogni perduti, ma per la dissoluzione del legame simbolico che li sosteneva.

Requiem for a Dream è più che un film sulla droga: è un film sull’impossibilità di possedere l’oggetto che si desidera e sul prezzo pagato quando il soggetto tenta di sostituire la mancanza con il godimento immediato. Aronofsky mette in scena la tragedia della pulsione contemporanea: quando il sogno non è sostenuto dal desiderio, ma dalla compulsione, il risveglio è sempre traumatico.

Fonti:

Lacan, J. Subversione del soggetto e dialettica del desiderio.

Žižek, S. Looking Awry.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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