Nel 1936 Jean Paul Sartre scrive “La trascendenza dell’Ego”, un libricino per alcuni passato in sordina, ma che contiene dentro di sé il nocciolo fondamentale da cui prenderà piede la psicoanalisi Lacaniana: l’Io non è padrone a casa propria. Cosa vuol dire questa frase?

Da Freud in poi sono nate varie correnti della psicoanalisi, e nello specifico a partire da Anna è maturata la cosiddetta Psicologia dell’Io, volta a rafforzare appunto questa istanza rispetto ad Es e Super Io nell’ottica secondo la quale è proprio la presenza forte dell’Io a poter aiutare l’individuo a vivere la propria vita. Lacan dice no, avete capito male Freud. L’Io è sì necessario, in quanto costituisce quell’istanza composta dall’insieme delle identificazioni narcisistiche dell’individuo, ma non si trova lì il vero soggetto dell’inconscio. Il soggetto di cui si deve occupare la Psicoanalisi è nel suo inciampo, nelle sue cadute, che si concretizzano negli “errori” verbali, come lapsus, motti di spirito, sogni e così via.

Rafforzare l’Io porta alla logica chiusa e mortifera dell’epoca moderna. Individui narcisisticamente chiusi nella loro torre d’Avorio, volti a illudersi che il proprio Io sia onnipotente, una torre di Babele per raggiungere Dio. Ma una volta che questo Io fallisce, com’è giusto che sia, che fine fa l’individuo? Non bisogna perdere il contatto con la voce del proprio desiderio, che è mossa a partire dall’inconscio.

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Jean Paul Sartre – La trascendenza dell’Ego

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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