Martin Heidegger, nella sua interpretazione del Sofista Platonico, afferma un qualcosa di essenziale:
“Comprendere la storia non può significare altro che comprendere noi stessi, non nel senso di poter constatare come siamo, quanto piuttosto di esperire ciò che dobbiamo essere. Appropriarsi di un passato significa sapersi in debito nei suoi confronti.”
Lacan sostiene che non nasciamo senza un passato che ci precede, e questo lo possiamo constatare nella nostra vita di tutti i giorni. Quanti di noi, di fronte anche a un evento passeggero e banale di una giornata qualsiasi, risvegliano memorie degli anni che hanno vissuto? Banalmente anche un gatto che passa, un odore che percepiamo, possono risvegliarci una memoria, che ci costituisce in quanto soggetti parlanti. Dire che non nasciamo senza passato, analizzato più a fondo, non vuol dire tanto che di quel passato c’è chi pensa di potersene disfare, ma che per diventare soggetti bisogna farlo proprio.
E com’è possibile fare proprio un evento che ci ha traumatizzato? Che ha segnato per il resto della nostra vita la nostra storia? Un evento non lo cambiamo mai, e questo è bene tenerlo a mente. È un’illusione mortifera l’idea secondo la quale possiamo liberarci delle cicatrici sul nostro corpo. Ciò in cui difatti si insinua Heidegger non è tanto il potersi confrontare con ciò che costituisce la nostra storia, e si confronta con tutte le altre storie, quanto piuttosto il poter esperire il nostro essere soggetti proprio dal guardare quel passato negli occhi. Come direbbe Lacan, in maniera retroattiva possiamo cambiare quegli eventi del passato, ma solo per come si sono iscritti nel nostro inconscio, non per come sono andati nella realtà.
Tradurre l’inconscio forse non è possibile. È possibile però percepirlo con i segnali che ci dà costantemente, da un lapsus, a un motto di spirito, e come Freud vuole. Ma poi, cosa me ne faccio una volta che ho carpito il suo messaggio? Lo ascolto. Una morte non potrà mai essere risolta, in quanto la morte è ciò che ci definisce come esseri umani, e, traumaticamente parlando, forse è tra il peggiore degli eventi di fronte ai quali siamo portati a porci. Ma della morte possiamo farci qualcosa. Il dolore che abbiamo vissuto in una nostra storia, checchè se ne dica, non dipende solo dall’esterno che giunge come una mannaia, ma implica sempre il cosa ce ne possiamo fare noi soggetti. E, vedete, tutte queste forse sono anche banalità, ma oltre la coltre di qualche parola sparsa, vediamo sempre ciò che si nasconde. Se spesso noi vediamo un’ombra, e per noi quella rappresenta un mostro, quello stesso mostro può diventare la battaglia più grande che abbiamo combattuto. E ne siamo usciti soggetti. D’altronde, come diceva De Gregori:
“La storia siamo noi
Siamo noi queste onde nel mare
Questo rumore che rompe il silenzio
Questo silenzio così duro da masticare”
——
Francesco De Gregori – La storia siamo noi
Martin Heidegger – Il Sofista di Platone
——
Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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