Agostino Racalbuto, psicoanalista, nella sua opera “Il setting analitico e la persona dell’analista”, arriva ad analizzare come ci troviamo nell’epoca della tossicomania. Ciò che ci offre la società ipermoderna, governata dal Discorso del Capitalista, è uno spazio psichico drogato. In cosa consiste?
L’imperativo del Sollen Sein morale Kantiano, regolato da un “Devi” civile e perfettamente ricalcato dal Super Io Freudiano, è stato sostituito da una nuova forma di legge, prettamente di ispirazione Sadiana, che si appella a un unico verbo: Godi! Godi illimitatamente. Lo spazio psichico è reso tossico dallo straripare degli oggetti di godimento, facilmente raggiungibili, utilizzabili concretamente per potersi difendere e rimandare, illimitatamente, l’angoscia naturale che deriva dalla nostra divisione soggettiva naturale. Oramai il principio clinico è cambiato. Se qualche tempo fa ci trovavamo ancora in una clinica che volgeva lo sguardo alla rimozione, oggi siamo davanti a una clinica che deve fronteggiarsi con i processi di difesa e scissione, con individui che non vogliono diventare soggetti ma illusoriamente sfruttare l’immagine narcisistica che l’imperativo godereccio sociale impone loro.
Cosicché la droga, che in questo ambito è un termine che comprende più oggetti oltre che la sostanza stessa, diventa un vero e proprio supplemento, per cercare di assumere un’identità all’interno di una società che la rigetta, la rende liquida spargendola e uccidendola con il moltiplicarsi degli oggetti che avvicinano all’avere, ma perdono di vista l’essere.
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Massimo Recalcati – L’uomo senza inconscio
Agostino Racalbuto – “Il setting analitico e la persona dell’analista”
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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