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Psicologia

 “Scegli la vita” — Il paradosso del desiderio in Trainspotting

C’è una scena in Trainspotting (Danny Boyle, 1996) che non invecchia mai.

Mark Renton corre. Scappa dalla polizia, dai suoi amici, da sé stesso. E mentre corre, una voce interiore, sarcastica e lucida, recita il monologo più celebre del cinema contemporaneo:

“Scegli la vita. Scegli un lavoro. Scegli una carriera. Scegli una fottuta lavatrice…”

Ma in realtà, Renton non sceglie nulla.

Quel monologo non è un invito alla vita — è una bestemmia contro l’ipocrisia di una società che riduce il desiderio a consumo.

Lacan direbbe che il soggetto contemporaneo è condannato a desiderare. Non perché manchi qualcosa, ma perché tutto è reso desiderabile: l’oggetto, il successo, l’esperienza, perfino la felicità. “Choose life” diventa allora un imperativo super-egoico, una voce che urla: scegli, consuma, vivi! Ma la vera vita — quella pulsionale, inquieta, fragile — non può essere scelta come un prodotto da scaffale. Renton lo sa. E sceglie la droga non per morire, ma per sospendere l’ordine simbolico di una vita già scritta.

Nel linguaggio lacaniano, Trainspotting è la rivolta dell’isterico contro il discorso del padrone. Renton e i suoi amici sono corpi che si ribellano al comando dell’efficienza. Eppure, la fuga nell’eroina non è libertà: è una nuova forma di schiavitù, più dolce e più crudele. L’eroina diventa l’oggetto piccolo a — quell’oggetto di godimento che promette di colmare il vuoto ma che, ogni volta, lo scava più a fondo. Il tossico non fugge dalla vita: fugge dalla mancanza di senso che la vita, spogliata dal desiderio, gli infligge.

Alla fine, Renton sceglie la “vita normale”.

Lavoro, casa, famiglia.

Ma la sua scelta non è un trionfo, è una resa. L’inquadratura finale — quel sorriso ambiguo — lascia aperta la domanda più spaventosa:

davvero la vita “normale” è più autentica della fuga?

O è solo un’altra dipendenza, meno visibile, più accettata?

Oggi “choose life” risuona su Instagram, inciso sotto una foto motivazionale o un’alba filtrata. Ma dietro quelle immagini patinate c’è la stessa domanda di Renton: che cosa significa davvero vivere? Forse, in un mondo che ci spinge a performare continuamente la nostra felicità, la vera scelta rivoluzionaria è non scegliere.

È stare fermi, ascoltare il vuoto, accettare che la vita non si possiede: si attraversa.

Fonti:

Jacques Lacan, Seminario XVII: Il rovescio della psicoanalisi;

Danny Boyle, Trainspotting (1996), tratto dal romanzo di Irvine Welsh, Trainspotting, Secker & Warburg, 1993.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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