Categorie
Psicologia

L’amore non completa, rivela

«È inutile cercare chi ti completi, nessuno completa nessuno, devi essere completo da solo per poter essere felice.»

— Erich Fromm, “L’arte di amare”

Cresciamo con l’idea che l’amore sia il rimedio alla solitudine, la cura che lenisce il nostro vuoto.

La cultura contemporanea dai romanzi alle serie televisive ci ha insegnato che da qualche parte esiste “l’altra metà”, la persona in grado di darci finalmente senso, di salvarci da noi stessi. Ma questa illusione romantica è il più grande inganno del desiderio. Fromm ci ricorda che l’amore non nasce dalla mancanza, ma dalla pienezza. Amare non significa cercare nell’altro ciò che non abbiamo, ma donare all’altro ciò che siamo.

Chi cerca qualcuno che lo completi, in realtà cerca un anestetico contro il proprio vuoto.

Eppure — come la psicoanalisi insegna — il vuoto non si colma: si abita.

Lacan direbbe che l’amore è dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole. In questa paradossale formula si rivela l’essenza dell’amore umano: l’accettazione del limite.

L’altro non può essere la nostra totalità, perché il “due” — come dice Recalcati — è il vero nome del reale.

Il soggetto desidera, ma il desiderio nasce proprio perché qualcosa manca, perché l’altro resta irrimediabilmente altro. Il rischio del nostro tempo è quello di confondere l’amore con il consumo affettivo. Vogliamo l’altro per completare la nostra immagine, non per incontrarlo nella sua alterità. Così le relazioni si logorano nella logica del possesso, o nella continua sostituzione: quando l’altro non ci rispecchia più, lo si cambia. Ma ciò che cerchiamo davvero non è una persona, è uno sguardo che non ci spaventi nella nostra mancanza.

Essere “completi da soli” non significa bastarsi in modo narcisistico, ma riconoscere che la nostra interezza non dipende dall’altro. Solo chi accetta il proprio limite può incontrare un altro senza divorarlo o esserne divorato.

L’amore maturo non nasce per necessità, ma per sovrabbondanza: quando il desiderio non è più una richiesta d’amore, ma un’offerta di sé. In questa prospettiva, amare diventa un atto etico: la decisione di non fuggire di fronte al reale dell’altro, ma di restargli accanto senza cancellarlo. L’amore non è la fusione di due metà, ma il dialogo fra due interi che si riconoscono incompleti.

Solo così, nella tensione fra il desiderio e il limite, la relazione diventa uno spazio di crescita, non di dipendenza.

Fonti:

Erich Fromm, L’arte di amare;

Jacques Lacan, Seminario VIII;

Massimo Recalcati, Ritratti del desiderio.

—

Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

Lascia un commento