Cosa vuol dire confrontarsi con l’Assoluto? Nel pensiero cristiano spesso vi è l’idea che la figura di Dio sia cisterna di positività, e l’uomo si sia poi inquinato a partire dal suo peccato originale, introducendosi al mondo. Ma l’essere umano nasce proprio nella mancanza della chiamata all’altro. Difatti la figura che più rappresenta questa potenza della negatività è Gesù Cristo.
Il figlio di Dio. Colui che, sulla croce, ha chiamato suo Padre, e quest’ultimo non l’ha ascoltato. Non perché fosse sordo al suo richiamo di aiuto, ma per dare un insegnamento all’umanità, ossia è proprio quel vuoto che ci rende umani.
E allora si torna alla figura della Legge. La Legge, paterna o chicchessia simbolica, ci fa fronteggiare con qualcosa di più grande di noi, ma ci dà anche la forma. La forma della mancanza, del vuoto che urla per essere ascoltato, ma che è proprio in quel vuoto che muove tutta l’umanità del mondo. Come diceva Heidegger, siamo come un vaso vuoto, che non potrebbe essere vaso se non ci fosse quel vuoto che lo rende tale.
Poi arriva il momento in cui il vaso si riempie. Ma se il vaso fosse un pieno, se Dio fosse sceso in terra per aiutare Gesù Cristo, non avrebbe reso umano l’individuo che è mancante. La mancanza rende umani, e ci dà la potenzialità di poterci riempire.
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Dottor. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
