Ci sono momenti in cui un incontro, apparentemente casuale, scardina ogni difesa.

Uno sguardo, un silenzio, una parola detta in un certo modo — e qualcosa si apre. Ti senti esposto, vulnerabile, come se l’altro avesse toccato un punto che nemmeno tu avevi il coraggio di sfiorare.Non si tratta di magia o destino: si tratta di verità psichica. Nell’istante in cui l’altro ci guarda, siamo presi nel campo del suo desiderio, e al tempo stesso messi a contatto con il nostro. Lacan, nella sua teoria dello sguardo (Seminario XI), ci ricorda che lo sguardo dell’altro non è mai neutro: esso ci costituisce come soggetti. È lo sguardo che ci riconosce, ma anche quello che ci disarma. Di fronte all’altro, il nostro io immaginario si incrina; l’immagine di noi che credevamo solida vacilla, lasciando affiorare ciò che avevamo escluso — la nostra mancanza. Ecco perché certi incontri arrivano come uno choc. Soprattutto quando la vita è in un momento di crisi, quando le difese sono indebolite, lo sguardo dell’altro può irrompere con forza rivelatrice. In quell’istante, qualcosa in noi si riconosce nell’altro — non per somiglianza, ma per ferita condivisa. È l’esperienza della risonanza inconscia: due mancanze che si toccano. La psicoanalisi ci insegna che la vulnerabilità non è una debolezza, ma la condizione stessa della relazione. Amare, desiderare, persino incontrare davvero qualcuno, significa accettare di non controllare tutto, di poter essere toccati. Il soggetto che si crede autonomo, autosufficiente, resta prigioniero della propria immagine ideale; solo chi accetta la propria mancanza può entrare nel legame con autenticità. Forse è questo che accade quando guardiamo qualcuno e sentiamo di conoscerlo da sempre. Non è una conoscenza dell’io, ma un riconoscimento del desiderio. Qualcosa in noi dice: “lì, dove non so chi sono, qualcuno mi ha visto”. E quell’esperienza, pur fragile, è una delle più vere. Perché non c’è incontro che non implichi una perdita, ma non c’è soggettività che non nasca proprio da quella perdita.

Fonti:

Jacques Lacan, Il seminario. Libro XI;

Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco;

Julia Kristeva, Sole nero. Depressione e melanconia.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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