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Psicologia

Il post – umano

Cosa ha introdotto il mondo del virtuale nelle nostre vite? Il grande paradosso dell’Altro tecnologico che è entrato nella quotidianità è che se da un lato conferisce l’idea dell’eternità del nostro essere identitari, dall’altro ha settato i limiti dell’essere umano a livello delle sue possibilità.

Perché paradossalmente? Quando entriamo a far parte di una realtà virtuale, si scinde il nostro essere dell’enunciazione dall’enunciato. Cosa comporta? Che chi è dietro lo schermo prima o poi morirà, mentre la sua immagine continuerà a sopravvivere nell’eternità. È come se l’Altro simbolico che non riesce a rappresentarci totalmente fosse stato sostituito da un Altro non più tanto simbolico, ma virtuale, ossia che conferisce l’impressione di un’eterna vita, dando forma alla figura del non – morto zombistico.

Difatti il non morto è la rappresentazione di ciò che scabrosamente torna dal mondo dei vivi, creando un vero e proprio cortocircuito tra la vita e la morte, rompendo il concetto di temporalità lineare così come noi lo conosciamo. Ma se prima vi era un limite stabilito da una cornice simbolica che, seppur mancante, ci dettava dei confini precisi, ora quel limite è stato travalicato. Ci troviamo nel post umano, dove l’immagine, l’identità, continua a sopravvivere a dispetto dell’essere umano. Si potrebbe quasi dire che l’essere umano stia diventando obsoleto.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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