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Psicologia

Viviamo ancora nella realtà?

Viviamo in un mondo che non mente più: semplicemente non distingue più il vero dal falso. Baudrillard lo aveva visto arrivare quando parlava di simulacri, di copie senza originale, di immagini che non rappresentano più la realtà ma la sostituiscono. Oggi non abitiamo il reale, abitiamo la sua versione filtrata, editata, ottimizzata. Non mostriamo ciò che siamo: mostriamo ciò che funziona. Il like è diventato il nuovo criterio di esistenza, l’algoritmo il nuovo tribunale della verità. Non importa più che una cosa sia vera, importa che circoli, che venga condivisa, che produca reazioni. La realtà non viene negata: viene inghiottita dall’eccesso di rappresentazione. Ogni gesto è già messo in scena, ogni emozione è già una posa possibile, ogni dolore è potenzialmente un contenuto. Baudrillard direbbe che non siamo alienati dalla realtà, ma saturi di realtà simulata. E così l’esperienza perde peso specifico: l’amore deve essere raccontabile, il successo fotografabile, la sofferenza compatibile con una storia su Instagram. Non viviamo più per accadere, viviamo per essere visibili. E in questo scenario nasce un paradosso feroce: più comunichiamo, meno ci incontriamo; più ci esponiamo, più diventiamo opachi a noi stessi. La soggettività si costruisce per riflesso: esisto perché qualcuno mi guarda, mi misura, mi conferma. Ma chi sono quando lo schermo si spegne? Forse è qui che il pensiero del Novecento torna a colpire con violenza: Nietzsche aveva annunciato la morte di Dio, Foucault la morte dell’uomo, Baudrillard la morte del reale. E noi? Noi scrolliamo. Scrolliamo sul cadavere del reale fingendo che sia intrattenimento. Ma qualcosa insiste sotto la superficie liscia dell’iperrealtà: il disagio, l’ansia, la fame di senso, il bisogno disperato di un limite. Perché senza limite non c’è desiderio, senza opacità non c’è profondità, senza mancanza non c’è verità. Forse l’unico gesto davvero rivoluzionario oggi è sottrarsi per un istante allo spettacolo, reggere il silenzio, tollerare di non essere visibili. Tornare a essere reali non nel modo in cui il sistema lo chiede, ma nel modo in cui fa male. Perché il reale, quello vero, non è mai “bello da vedere”. È quello che non si lascia postare.

Fonti:

Jean Baudrillard, Simulacres et Simulation;

Jean Baudrillard, La società dei consumi;

Michel Foucault, Sorvegliare e punire;

Friedrich Nietzsche, La gaia scienza.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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