Un po’ di tempo fa ebbi una discussione con un ragazzo interessato al mondo della psicoanalisi, il quale fece un’affermazione apparentemente banale, ma che al contempo mi fece riflettere, ossia “Io non credo negli effetti della psicologia”.
A quel punto mi sono chiesto: ha senso una domanda di questo tipo? Così di primo acchito la risposta naturale è che sia un interrogativo senza senso, e anche un po’ ignorante, che paragona l’intervento della psicoanalisi a un processo di fede che riguarda il soggetto della stanza d’analisi da vicino. Ma se invece ponesse la psicoanalisi e il soggetto stesso all’interno di un concreto limite?
Andare in psicoanalisi vuol dire mettersi a nudo, o meglio, cercare un significato anche in quelle vesti che portiamo addosso. Ora, da soggetti d’analisi, non dobbiamo un po’ credere in ciò che abbiamo scelto? Quindi a suo modo non è anch’essa una forma di fede? La domanda iniziale, per quanto semplicistica, coglie un punto fondamentale: nella stanza d’analisi entra, con tutto il suo peso, una cornice che è quella di fede.
E se la parola fede fa subito balzare alla mente l’idea di una Chiesa, o un qualsiasi credo religioso, per quanto corretto, è riduttivo. Avere fede in un percorso d’analisi vuol dire anche rifiutarlo. D’altronde, checchè ne dica la filosofia analitica di Russell e Co., proprio nel rifiutare quell’aspetto metafisico delle nostre vite, lo prendiamo in considerazione come stato – limite, come direbbe Jaspers.
Soggetti in analisi ve ne sono tanti, ed è fondamentale, da psicoanalisti, tenere conto del fatto che, appena coloro compiono un passo all’interno della stanza, stanno facendo un tuffo della fede. Si stanno concedendo a qualcosa che neanche loro sanno, o che per il quale magari nutrono una curiosità di fondo. Ma non rifiutiamo proprio colui che non “crede” negli effetti della psicoanalisi, perché è la persona che permette alla psicoanalisi di confrontarsi con l’ignoto.
L’ignoto fa paura, ma, a là mode Beckettiana, in quell’ignoto ci si può vivere. Mancheranno le coordinate, e noi non siamo pastori che guidano un gregge. Ma siamo al pari di quel Mosè che vide nel mare il limite invalicabile. Se vogliamo che il soggetto d’analisi possa sentirsi considerato anche nella sua fede o non – fede, dobbiamo essere i primi ad avere la fede in questi suoi dubbi.
——-
Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
