Non siamo tristi, siamo saturi. Non siamo depressi, siamo esausti prima ancora di iniziare. La maggior parte dei giovani oggi non si lamenta del dolore, ma dell’assenza di spinta. Non c’è un trauma preciso, non c’è una ferita identificabile: c’è una stanchezza diffusa, senza causa chiara. Come se il desiderio fosse rimasto acceso tutta la notte e ora fosse in modalità risparmio energetico. Lacan direbbe che il desiderio non nasce dall’abbondanza, ma dalla mancanza. Il problema è che oggi non manca più nulla, se non la possibilità di sentire la mancanza. Tutto è disponibile, tutto è immediato, tutto è visibile. Non c’è tempo per che qualcosa diventi necessario. Scrolliamo più velocemente di quanto possiamo desiderare. Non siamo frustrati: siamo anestetizzati. L’algoritmo ci propone emozioni prima ancora che le cerchiamo. La pubblicità ci promette identità pronte all’uso. La cultura ci dice che dobbiamo “realizzarci”, ma senza dirci che cosa valga davvero la pena desiderare. Così restiamo sospesi in una specie di vita in standby: facciamo cose, ma non ci riguardano. Il vuoto di oggi non è quello esistenziale romantico, è un vuoto funzionale: non fa male abbastanza da farci reagire, ma è troppo pieno per lasciarci respirare. È un vuoto pieno di stimoli, notifiche, opinioni, immagini. Un vuoto rumoroso. Forse il vero atto sovversivo nel 2026 non è “essere se stessi”, ma tornare a sentire ciò che manca davvero. Non riempire il vuoto, ma proteggerlo. Difendere lo spazio in cui qualcosa può ancora diventare importante. Perché senza mancanza non c’è desiderio. E senza desiderio non c’è neanche soggetto: c’è solo un corpo che consuma esperienze come fossero demo.
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Fonti:
J. Lacan – Seminario XI
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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