Quando per la prima volta lessi riguardo La Volontà di Potenza spiegata da Nietzsche nelle sue pagine così torrentizie, non mi soffermai tanto su questo concetto. A dir la verità, non lo presi proprio in considerazione, leggendolo, in maniera errata, come una delle esagerazioni del filosofo tedesco rispetto al suo costante martellare nichilista nei confronti di qualsiasi cosa lo circondasse.

Poi ci ho riflettuto. L’ho letto, riletto, tramite la lente di Freud, poi di Lacan, e mi sono detto che dovevo darmi una seconda possibilità. Cos’è la volontà di potenza? È la rappresentazione, in realtà, di un limite. È la concretizzazione di come in ognuno di noi sia presente qualcosa, ma è limitato. Limitato da cosa? Prima di tutto c’è un limite fisico, che banalmente si ripercuote nella salute, in tutte le sue declinazioni possibili e immaginabili, dalla febbre, a condizioni più gravose. Poi c’è il limite dato dalla quotidianità. Ci adattiamo a ciò che viviamo, perché ci fa stare tranquilli, ci fa stare bene, o magari ci fa stare male, ma ne godiamo. Poi c’è un’ulteriore limite, che è quello del coraggio.

Ma non il coraggio di un film di guerra, di un romanzo di avventura. Si tratta di un coraggio che travalica questi limiti, ed è la capacità di andare oltre se stessi. Ma è possibile tutto cio? Sembra fantascienza. Perché in realtà, come dice Lacan, i limiti, non solo esterni, ma anche interni, fanno parte di noi. Cresciamo con i nostri limiti. Ma la volontà di potenza si trova proprio nella capacità, al di fuori di qualsiasi eroismo becero, di prendere consapevolezza di questi limiti. Non di assumere quelli che ci vengono attribuiti, magari dalle aspettative degli altri o dalle illusioni, ma comprendere come noi siamo limitati, e la nostra limitatezza non possiamo eliminarla.

Possiamo farci qualcosa. C’è una frase di Lacan che si avvicina molto a questa volontà di potenza di Nietzsche, ed è “non cedere sul proprio desiderio”. Vuol non dire non tradire quello che è il nostro desiderio più profondo, attraversare il nostro limite, farci male, ma arrivare a riconoscere dove ci porta il nostro movimento di desiderio. Per il filosofo tedesco si traduceva più in una trasformazione continua. Ma non è forse trasformarsi prendere in mano i propri limiti e farci conoscenza? O, come diceva quel genio di Bowie, possiamo essere eroi, almeno per un giorno?

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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