Oggi, nella celebrazione del libro, dobbiamo chiederci cosa resti dell’atto del leggere oltre il consumo dell’oggetto. In un’epoca che satura ogni vuoto con l’iper-presenza di immagini e informazioni, il libro rischia di apparire come un reperto inerte. Eppure, seguendo la lezione di Massimo Recalcati, dobbiamo rivendicare per il libro uno statuto ben più radicale:
“il libro non è un oggetto di intrattenimento, ma un Evento”
Cosa significa veramente leggere? Non è l’accumulo di nozioni, né il semplice scorrere di segni su una pagina. Leggere è la possibilità di un Incontro. Nella psicoanalisi, l’incontro è ciò che strappa il velo dell’abitudine. Come scrive Recalcati, un vero libro è uno spartiacque: c’è un prima c’è un dopo. Un libro autentico non ci conferma in ciò che già sappiamo, non consola le nostre sicurezze. Al contrario, esso agisce come un trauma fecondo che altera l’ordine routinario del mondo. È un urto che interrompe la legge del tempo lineare per inaugurare una discontinuità. Quando una pagina ci colpisce, non stiamo semplicemente “capendo” un concetto; stiamo subendo una trasformazione. Il libro ci “legge”, ci interroga, scava un vuoto laddove pensavamo di essere pieni. L’aspetto più vertiginoso della lettura risiede nella sua potenza trasformativa bidirezionale. Il lettore non è un recipiente passivo. Ogni atto interpretativo è, per certi versi, un tradimento. Ma è un tradimento necessario, un atto d’amore che sottrae il libro alla prigione dell’intenzione dell’autore per consegnarlo alla vita. Interpretare un testo significa riscriverlo con il sangue della propria esperienza. È qui che il libro smette di essere “carta” per farsi “carne”. In questo senso, il libro non resta mai lo stesso: cambia ogni volta che incontra lo sguardo di un soggetto disposto a perdersi nelle sue parole.Incontrare un’idea, un’immagine o una parola poetica può generare quella “sindrome di Stendhal” che non è fragilità, ma apertura massima al Reale. È lo smarrimento di fronte a un oggetto della cultura che ci rapisce, che ci toglie il terreno sotto i piedi per regalarci un orizzonte nuovo.In un mondo che ci vorrebbe spettatori anestetizzati, il libro ci restituisce alla nostra vocazione di eredi: non come chi riceve passivamente un lascito, ma come Telemaco che, sulla riva del mare, sa che per ereditare davvero ciò che è suo, deve riconquistarlo attraverso il rischio di un incontro che cambi irreversibilmente la traiettoria del proprio cammino.
Fonti:
M. Recalcati – A libro aperto. Una vita è i suoi libri.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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