Robert Pippin, filosofo americano, interpreta Hegel cercando di normalizzarlo, quando, come sostiene Zizek, ne radicalizza ancor di più l’idea alla base. Prendiamo ad esempio un artista, un autore, con la sua opera d’arte. In cosa si trova la qualità di questa opera?

Forse nella forma che l’artista ha deciso di conferirle? Nelle scelte degli strumenti, stili, che ha utilizzato? Come spesso si dice, quando un artista genera una qualche opera d’arte, è come se la regalasse al mondo. Ed è un po’ lo stesso processo nel nostro costante rapportarci all’Altro: una questione di donare a un qualcuno. Ma questo dono quando assume un senso? Nel caso dell’opera d’arte, ad esempio, quando diventa tale? Secondo Zizek, nella sua opera Disparità, il significato di un’opera diventa tale in ritardo rispetto all’intenzione con la quale è stata fatto.

Spiegando meglio, non sappiamo spesso perché compiamo un determinato gesto, e quando lo compiamo isolati dall’altro, è ancora peggio. Rimaniamo a fissarci, o meglio, a fissare noi stessi nell’atto compiuto. E poi? Abbiamo bisogno di relazionarci all’Altro, perché è proprio grazie a questo rapporto che la nostra opera diventa “arte”. Come se assumesse significato a posteriori.

E perchè questa posizione risulta particolarmente radicale? Perchè denota un forte decentramento tra colui che compie il gesto, quindi l’agente, e la propria azione. Se la ragionassimo nell’ottica animalesca, vi è un’immediatezza che noi esseri umani cogliamo. Ci sorprende completamente, in quanto è proprio quell’essere immediati che ci suona strano. Come affermava Hegel:

“La bellezza è nata dallo spirito e nata di nuovo”

Perché non siamo esseri spontanei. Siamo sempre decentrati dalla nostra stessa azione, che sia un’opera d’arte o un gesto quotidiano. E questo avviene perché un nostro gesto assume significato solo una volta che qualcuno lo vede, e lo definisce. In tanti rifiutano l’identificazione sociale, preferendo protrarre movimenti di disidentificazione (che poi corrisponde, nell’altro lato estremo della medaglia, a una identificazione eccessiva), per ridefinirsi. Ma, lungi da definire come subiamo passivamente l’Altro che ci definisce, quest’ultimo Altro è fondamentale proprio perché è l’occhio nel quale vediamo che ciò che stiamo facendo è fiamma.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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