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Psicologia

Carrie

Carrie White. Adolescente, presa di mira da tutti i compagni di classe, oppressa da una madre rigida e asservita a un verbo religioso oltre la fede, ha un potere incredibile, che non riesce a controllare, ma fa parte integrante della sua natura: riesce a far muovere gli oggetti senza toccarli.

Stephen King, nel 1977, decide di raccontare questa storia nel romanzo omonimo alla protagonista, Carrie, sconvolgendo il pubblico non solo per la crudità di ciò che il romanzo mostra, quanto più per la potenza traumatica che vive dentro la protagonista. Carrie ha vissuto buona parte dei suoi anni sotto i rigidi principi scellerati di una madre fanatica, la quale vede, in qualsiasi elemento che denoti una crescita sessuale e come donna di Carrie, un segno inequivocabile della presenza del Diavolo. Più volte viene definita come “figlia di Satana”. Carrie dal canto suo è impacciata, e il fatto che venga costantemente presa di mira da chiunque la circondi, a partire dall’infanzia fino ad arrivare all’adolescenza, non l’ha mai aiutata ad aprirsi al mondo. Immagini confuse scorrono nella sua mente, ricordi che sono annebbiati, e che spuntano flebilmente fuori ogni volta che la madre perpetua la sua violenza nei confronti di lei, costringendola a vivere una vita monacale e relegata a recitare preghiere e passare serate in uno sgabuzzino per punizione.

Arriverà poi, in un’evoluzione finale sconvolgente, il vero epilogo tragico della nostra protagonista: Carrie risveglierà, in un moto di rabbia e di vendetta verso le ingiustizie subite, tutto il suo potere telecinetico, non lasciando spazio a scuse e parole vuote. Carrie, e questo lo si comprende dalle immagini confuse della propria infanzia, ha vissuto un trauma, o più traumi, che lei stessa non riesce a ricordare e nominare. Questo l’ha portata, nel corso della vita, a non elaborare mai la propria umiliazione, il proprio dolore, ma a subirlo passivamente, ritenendosi, per l’appunto, una “peccatrice” che merita tutto ciò che subisce.

Ma arriva un punto in cui tutti i traumi, se non simbolizzati, otturano il collo di bottiglia del nostro inconscio, e si lasciano esplodere in un’intrusione, quella del cosiddetto Reale Lacaniano, che non riusciamo a gestire. Quando, come afferma Lacan, il trauma, il desiderio, non trovano spazio nell’ordine del simbolico, non trovano le parole per essere definiti dal soggetto, si condensano in un nucleo di godimento mortifero, che esplode come una bomba dentro e fuori di noi, come una distruzione, come una Carrie che urla per uscire, nella maniera più brutale, dal suo magma traumatico.

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Stephen King – Carrie

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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