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Psicologia

Il tumulto del cuore e la luce smarrita: la Maturità con Cesare Pavese

Ieri sera, nel mio ultimo video, ho condiviso con voi una provocazione clinica che ha scosso e fatto riflettere molti animi: la notte prima degli esami non è ansia, è un lutto. È il momento esatto in cui si celebra la separazione definitiva dal guscio protettivo dell’adolescenza, il rito di passaggio contemporaneo per eccellenza che bussa alla porta. Oggi, dopo il mio video, io e il mio collega abbiamo approfondito la questione e ci siamo confrontati a lungo sulla scelta del Ministero, che ha messo gli studenti faccia a faccia con Cesare Pavese e i versi di “Passerò per Piazza di Spagna”.

Guardando i ragazzi seduti davanti a quel foglio bianco, abbiamo subito pensato che non potesse esserci scelta più azzeccata, perché questa poesia risuona come una perfetta cassa di risonanza emotiva per quello che accade nella mente di un giovane adulto in queste ore cruciali. L’opera si apre interamente proiettata al futuro con verbi come

“passerò”, “sarà”, “s’apriranno”,

che descrivono alla perfezione la struttura grammaticale e psicologica dell’attesa. Nella nostra pratica clinica, l’attesa del grande esame si configura spesso come uno spazio sospeso, quasi ipnotico, esattamente come lo scenario di Pavese in cui il mondo esterno scorre, ma una parte del Sé rimane congelata mentre il tumulto delle strade non muta quell’aria ferma. Questo contrasto riflette fedelmente il meccanismo di difesa della dissociatione protettiva: finché lo studente è tra i banchi, protetto dall’istituzione scolastica, c’è un’illusione di immobilità, ma l’ansia che stringe lo stomaco a migliaia di ragazzi in queste ore non è legata al voto o alle nozioni, bensì al crollo imminente di questa barriera. Il nucleo centrale del dramma evolutivo si consuma infatti negli ultimi versi, dove Pavese compie un ribaltamento strutturale scrivendo che il tumulto delle strade sarà il tumulto del cuore nella luce smarrita. È il momento esatto in cui l’esterno penetra prepotentemente nell’interno, le difese cedono e la separazione si compie. Questa “luce smarrita” per noi è un’immagine clinica potentissima che rappresenta la perdita temporanea dei punti di riferimento identitari: quando finisce la scuola, finisce lo status sociale di “studente” e inizia la faticosa transizione verso l’adultità. Di fronte a questo scenario, confrontandoci in studio, ci siamo detti quanto sia un errore comune da parte degli adulti voler rassicurare a tutti i costi i ragazzi dicendo loro che “è solo un esame”, svalutando così il loro lutto e la loro sacrosanta paura del domani. Questo smarrimento non è patologico, è l’avvio del faticoso processo di individuazione, e il cuore deve necessariamente iniziare a sussultare come l’acqua nelle fontane per poter accogliere la novità della vita autonoma. La poesia si chiude poi con un verso folgorante e isolato dal resto: «Sarai tu — ferma e chiara». Se nella biografia pavesiana questo “Tu” è una figura femminile mitizzata, nella nostra lettura diventa lo specchio del Sé futuro, l’investimento sul domani. Oltre la nebbia dell’ansia da prestazione e lo smarrimento della luce mattutina, l’adolescente intravede finalmente la propria sagoma adulta, un Sé che non è più frammentato dalle aspettative genitoriali o dai giudizi scolastici, ma che emerge come un’entità integrata, ferma e chiara. Per questo, a tutti i ragazzi che ci leggono, vogliamo ripetere insieme quello che ci sta più a cuore: l’esame valuta quello che sapete in un preciso istante, non quello che siete. Lasciate che il cuore sperimenti il suo tumulto e accogliete la luce smarrita di questi giorni, perché è proprio attraverso quella porta che si apre che scoprirete, finalmente, chi siete.

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Fonti:

C. Pavese – Passerò su Piazza di Spagna.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott: Matteo Coglianese

Sub Rosa 

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