Categorie
Psicologia

Close to me

9 settembre 1985. Dalla mente di Robert Smith e dei The Cure, viene pubblicato uno dei singoli più iconici della band, Close to me. L’attacco di basso, l’organo elettrico, la tastiera con un motivo indelebile ci introducono in un’atmosfera che, per quanto si percepisca sognante, permea l’ascoltatore di qualcosa di oscuro, quasi claustrofobico:

“I’ve waited hours for this, I’ve made myself so sick
I wish I’d stayed asleep today
I never thought this day would end
I never thought tonight could ever be this close to me”

Il protagonista ha aspettato ore questo momento. Sembra qualcosa di desiderato da tempo. Ma come si sente quando questo qualcosa si avvicina? Si sente star male. Non avrebbe mai pensato che l’avvicinarsi di tutto ciò avrebbe portato il mondo finire. Non prova serenità per l’avvicinarsi di questo qualcosa, ma sente una nausea, quasi come in uno stato di malattia. La vicinanza a tutto ciò non porta a sentirsi pieni, realizzati, ma piuttosto angosciati.

E Lacan l’ha sempre teorizzato. Il desiderio umano è fatto di una mancanza fondamentale, che non porta solo il soggetto a cercare in continuazione quell’oggetto di desiderio, ma gli permette di mettere in atto il suo movimento desiderante. E quando questo oggetto si avvicina troppo, diventa, per l’appunto, “close to me”, si perde tutta quella distanza che tiene vivo il desiderio stesso. Viene colmata quella mancanza necessaria, che, per quanto per l’appunto mancante, rende il soggetto tale. E quando questa mancanza viene meno, subentra l’angoscia.

Un oggetto di desiderio, per quanto illusorio, deve esserci. Deve essere presente per il soggetto, perché organizza il suo mondo. Ma non deve mai essere raggiunto. Nel momento stesso in cui si raggiunge, il mondo organizzato attorno a quel desiderio crolla inevitabilmente, e si crea vertigine.

——

The Cure – A Head to the Floor

——

Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Lascia un commento