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Psicologia

La fotografia

Quante fotografie scattiamo? Viviamo nell’epoca in cui una fotografia è fondamentale per testimoniare la nostra vita, la nostra presenza nella società. Barthes, nella sua opera La camera chiara, aveva già compreso il peso e l’importanza dell’elemento fotografico. Secondo il filosofo francese, la fotografia afferma, nel silenzio, la presenza, il “questo è stato”. Non si limita a essere un oggetto di cui ci facciamo vezzo, ma è la prova tangibile che quella cosa inquadrata, quell’oggetto, è stato veramente presente in quel determinato momento. Ma Barthes non si limita a questo; distingue anche due elementi che possono caratterizzare una fotografia. Lo Studium è l’interesse culturale che proviamo verso la fotografia, mentre il Punctum è quel dettaglio che ci punge, che la fotocamera coglie, ma che sfugge al controllo del fotografo.

Questo Punctum rappresenta il punto di incontro con una suggestione di Lacan: lo sguardo non coincide sempre con il vedere. Esiste sempre qualcosa di un’immagine che sfugge alla nostra padronanza, e ci mette in discussione. È la testimonianza del fatto che quella rappresentazione, di cui ci sentiamo certi, non ci appartiene totalmente. Possiamo descriverla, narrarla, ma in quella narrazione c’è sempre un qualcosa che erompe. Barthes e Lacan, con due linguaggi differenti, riportano un elemento fondamentale della fotografia, rendendola dinamica invece che statica. La fotografia non rimane solo testimonianza malinconica, ma anche luogo in cui un Reale traumatico lascia una traccia.

In entrambi i casi si mette in discussione lo sguardo, le regarde, del soggetto che osserva. Non c’è qualcosa di definibile solo attraverso l’occhio. Questo cosa comporta? La fotografia non si limita a rappresentare il nostro passaggio sulla terra, ma anche a definire come quella stessa immagine ci scuota, ci faccia comprendere come non siamo padrone di ciò che osserviamo, o per lo meno non totalmente. E l’evoluzione social che ha assunto la fotografia ha svuotato completamente questo significato, cercando di ridurre l’immagine a qualcosa di mercificante, senza mistero alcuno, che serve più per gli altri che per noi, con la quale abbiamo talvolta la pretesa di riempire la realtà che ci circonda trascurando il negativo di ciò che stiamo fotografando.

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Roland Barthes – La camera chiara

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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