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Psicologia

A cosa serve l’Altro?

Una domanda che risuona spesso in relazione alle ultime evoluzioni tecnologiche è: ma a cosa serve avere a che fare con l’altro, se posso ritirarmi in me stesso e confrontarmi con un Intelligenza Artificiale che non mi giudica mai? Perché mai dovrei sostenere lo sguardo dell’altro quando ho a disposizione strumenti che non mi fanno percepire tutto questo peso?

Pensiamo al ruolo che sta assumendo l’Intelligenza artificiale nella nostra epoca. Sempre più persone la utilizzano, non solo per perfezionare la propria mansione lavorativa (quindi anche per essere più performativi con uno sforzo minore), ma anche per avere un confronto, un supporto, un parere, che sia scevro da qualsiasi errore umano, e che soprattutto non giudichi mai la propria posizione. Però, se riflettiamo a riguardo del ruolo dell’IA, non possiamo non pensare che tutto ciò sia meramente ridotto a un campo, quello prestazionale. E Lacan lo dice spesso: il rapporto con l’altro non è mai riducibile a un mero scambio di prestazioni. E se eliminiamo l’altro, non eliminiamo anche una parte di noi?

Nasciamo. Veniamo chiamati per la prima volta, e al nostro grido, alla nostra risata, risponde qualcuno. Fin dai nostri primi passi, siamo costituiti, e di conseguenza anche la nostra soggettività, dalle parole dell’altro, attraverso il suo desiderio, le sue aspettative, e così via. Ma cos’è che ci fa più male quando cresciamo di questo confronto con l’Altro? Per l’appunto la sua alterita. Come riporta Zizek, l’incontro con l’altro è sempre traumatico. Ma il trauma non è sempre negativo, anzi. In molti casi può risultare molto più che benefico, e, specificatamente, l’incontro con l’alteritá, con il diverso, aiuta l’essere umano a definire il proprio desiderio e, di conseguenza, la propria soggettività.

Ma rimane sempre un trauma. E allora l’Intelligenza Artificiale toglie questa alterità. Ci propone una versione senza soggetto di un rapporto umano. Toglie quella parte ai piu problematica nel rapporto umano, ma anche più definente di cosa sia in se per sé il soggetto. Non si può però dire che il levare il confronto con l’alteritá non abbia il suo fascino. E l’IA fa leva proprio di questo. Posso parlarle quanto mi pare, non si offende mai, non ha bisogno di me ma è strumento nelle mie mani, con sembianze retoriche umanoidi. Ma l’Altro autentico è proprio quello che io non posso e potrò mai controllare. L’altro umano può rifiutarmi, può fraintendermi. Può dirmi soprattutto “NO”. Ed è quel no che spesso noi non accettiamo, ma che ci aiuta a formare la nostra soggettività.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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