Un divieto di giocare a pallone e una sanzione di cinquanta euro campeggiano su un cartello urbano, offrendoci la misura esatta del disagio che attraversa il nostro tempo. Il paradosso contemporaneo si svela sotto i nostri occhi in un angolo di strada: i giovani oggi sembrano aver disimparato il piacere di stare all’aperto, o meglio, l’aperto è diventato per loro un luogo ansiogeno, un deserto simbolico totalmente privo di attrattiva pulsionale. Il corpo giovanile si è ritirato all’interno delle stanze chiuse, confinato nella dimensione autistica, protetta e iper-connessa del gaming online, delle piattaforme di streaming e dei social network, mentre la strada ha smesso radicalmente di essere il teatro dell’incontro, del movimento, della condivisione e del sano conflitto generazionale. Di fronte a questo disamore per la realtà esterna e a questo progressivo svuotamento della socialità giovanile, le istituzioni rispondono con la rimozione e la chiusura anziché con l’offerta di spazi di aggregazione o l’investimento materiale e simbolico nel gioco libero. Il cartello di divieto è lo specchio fedele di un’amministrazione che ha totalmente abdicato al proprio compito educativo e desiderante, incapace di incentivare i ragazzi a vivere lo spazio comune se non attraverso una pedagogia repressiva che impone loro di sparire, di non fare rumore o di rimanere invisibili agli occhi di una cittadinanza che tollera solo la quiete immobile. Quel prezzario della multa trasforma un’attività fondamentale per la crescita psichica, relazionale e corporea come il gioco di strada in un reato amministrativo da punire, mercificando lo spazio pubblico a favore di un decoro sterile e museale pensato esclusivamente per il consumo passivo e per il turismo. La psicoanalisi ci ricorda che il soggetto ha invece un bisogno vitale di uno spazio esterno e non blindato per poter iscrivere la propria soggettività, fare i conti con il limite dell’altro e muovere i primi passi verso l’autonomia. Fintanto che continueremo a rispondere alla vitalità giovanile con i divieti, i cartelli minacciosi e l’assoluta assenza di alternative concrete, non faremo altro che accelerare questa clausura domestica e digitale, sterilizzando l’unica vera risorsa che una comunità dovrebbe custodire, incoraggiare e accogliere: il futuro imprevedibile, rumoroso e desiderante delle nuove generazioni.
Fonti:
M. Recalcati -L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento;
M. Recalcati – Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre.
Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa
