Clark Kent gira per le strade della città camuffato come il più goffo impiegato qualsiasi, nascondendo un segreto che pochi sanno, e delle debolezze di cui è pronto sempre a nasconderle. Nella sua ordinarietà di tutti i giorni, non può fare a meno di rispondere un richiamo, l’aiuto di cui le persone hanno bisogno. È proprio in quel momento, quello più critico per i più, che viene fuori la sua vera natura: Superman. E tutti noi bambini, quando guardavamo le gesta di questo supereroe in calzamaglia, rimanevamo impressionati di fronte alla sua apparente forza e imbattibilita, desiderando di essere come lui.
E difatti Superman pare essere un soggetto senza alcuna tipologia di mancanza: è potentissimo, più di chiunque altro, pare quasi immortale (se non fosse per la criptonite), può volare senza difficoltà, è moralmente integro. Per Lacan un soggetto di questo tipo sarebbe impensabile! Com’è possibile che un soggetto così vicino all’essere umano possa anche solo pensare di stare a contatto con gli altri? Un desiderio, come già spesso ripetuto in vari articoli, nasce propriamente dalla mancanza. Di fronte a un supereroe, seppur di invenzione, la domanda che sorge spontanea è: cosa lo può avvicinare all’essere umano? Cosa rende Superman, in fondo, un vero soggetto di ispirazione di tutti noi? La sua onnipotenza apparente non è abitabile. O per lo meno, lo renderebbe completamente estraneo dagli altri esseri umani, dal suo amore Lois, perché non avrebbe nessuna mancanza da dare. È proprio così che il suo essere Clark Kent, questa identità fittizia, rende abitabile quell’onnipotenza: dandogli una mancanza. La parte più importante di Superman, difatti, non è tanto il suo essere potente a livelli estremi, quanto più la sua parte Clark Kent, che è la posizione simbolica per lui fondamentale per gestire il suo essere Superman. Il grande insegnamento che se ne trae è che la parte che più ci avvicina alla grandezza di Superman è proprio la sua parte umana, che ci insegna come l’essere mancante gli possa permettere di vivere a contatto con gli altri desideri, e poter desiderare lui stesso.
Ma che bisogno ha Superman degli altri, dell’Altro? Paradossalmente si potrebbe dire che è proprio lui a essere il grande Altro che definisce la piccolezza e le mancanze degli altri esseri umani. Incarna una legge superiore. Ma in realtà, in qualsiasi sua rappresentazione (e su ciò incide anche il rapporto con i genitori umani adottivi), Superman ha bisogno che qualcuno lo riconosca, sente che per lui è fondamentale che qualcuno riesca a vederlo come un soggetto che prova emozioni, che insomma, non sia onnipotente. Ed è proprio per questo che, anche in questo caso, il suo essere Clark Kent non è mera identità fittizia, ma motivo esistenziale cardine della sua vita. Senza Clark, Superman sarebbe un supereroe solo, che basterebbe a sè stesso, e come tutte le forme di onnipotenza, porta inevitabilmente a un grande vuoto.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
