Scrivere l’inconscio nel tempo della trasparenza
La fatica di essere soggetto
Viviamo immersi in un’epoca che celebra l’efficienza, la padronanza, l’autonarrazione lineare. Una cultura dell’“io performante”, in cui ogni esitazione appare come un errore da correggere, ogni vulnerabilità un bug da eliminare. Ma vi è una forma di resistenza, silenziosa e ostinata, che sopravvive dentro i sintomi, nei sogni, nei lapsus, nelle inquietudini che non si lasciano domare.Questa resistenza ha un nome: soggetto.
La psicoanalisi, oggi come ieri, non cerca di normalizzare il soggetto.Cerca di ascoltarne lo scarto, di dare dignità clinica alla sua opacità.
Il sintomo non è una patologia. È una lettera.
Nella clinica psicoanalitica, il sintomo non è il segno di un malfunzionamento. È una missiva cifrata, un messaggio dell’inconscio che si scrive là dove il soggetto non può parlare. Freud ci ha insegnato che ogni sintomo è una formazione di compromesso; Lacan ha rilanciato: ogni sintomo è un modo singolare di abitare il nodo tra il corpo, il linguaggio e il godimento.
La parola come luogo della cura
La cura, in psicoanalisi, non guarisce dal dolore.Ma offre una cornice in cui il dolore possa farsi discorso.In un mondo che ci vuole trasparenti a noi stessi, la psicoanalisi ricorda che il soggetto è, per struttura, diviso. Che parlare è sempre un atto rischioso.E che ogni parola detta lascia alle spalle qualcosa che non si dice, eppure si mostra.Nella stanza d’analisi non si cerca la verità oggettiva.Si cerca quella verità soggettiva che non si lascia chiudere, che si dice sempre a metà, che fa ritorno, che inciampa, che buca.
La clinica dell’incompiutezza
In questo tempo segnato dall’ideale della prestazione affettiva, della piena realizzazione, del benessere come dovere morale, la psicoanalisi propone un’etica dell’incompiutezza. Non perché idealizzi il sintomo, ma perché rifiuta la menzogna del compimento.La sofferenza, quando trova spazio per essere detta, non sparisce. Ma può trasformarsi in atto, può diventare presa di parola, può assumere una forma nuova.L’analisi, in questo senso, è un luogo dove non si cerca la salvezza, ma un’altra modalità di stare al mondo.
“Avez-vous agi conformément au désir qui vous habite ?”
J. Lacan
Tutto comincia da qui:
non dal sapere chi siamo,
ma da ciò che facciamo con ciò che ci abita.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
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Sub Rosa

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