La felicità è possibile?

Ne “Il disagio della civiltà”, Sigmund Freud affronta uno dei temi più antichi riguardanti l’essere umano, ossia la possibilità di essere felici. Nello specifico, il padre della psicoanalisi, approfondendo il concetto di Principio di Piacere, sostiene che l’uomo ricerca costantemente il proprio piacere, che fa coincidere con la felicità stessa.

Questo principio di piacere, governato dall’Es, ossia l’inconscio, si scontra con l’Io, il principio di realtà, che pone un freno al moto propulsivo della pulsione. Secondo Freud questo scontro, con successiva prevalenza del principio di realtà su quello di piacere, è il movimento necessario per la creazione di una società.

Quindi la felicità è un movimento impossibile? Cosa ci spinge costantemente a ricercare quello che per noi è felicità, ma che coscientemente ci porta a sofferenza? Lacan sostiene che continuiamo ad esistere come soggetti desideranti nel momento stesso in cui questo movimento non si ferma mai.

Il desiderio si nutre del suo stesso movimento di ricerca, che non arriverà mai a una meta. E’ come giocare a dadi con Dio. Pascal , andando contro la dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio, massima aspirazione di felicità secondo il filosofo, sostiene che è già conveniente scommettere sull’esistenza di un principio altro che ci permetta di raggiungere una vita virtuosa e felice, piuttosto che fin dal principio dare per scontato che non esista.

Vivere secondo il desiderio non renderà felice l’essere umano. Quando nasciamo, da subito veniamo privati della possibilità di godere di tutto illimitatamente dall’incontro con la legge Simbolica. Non tutto viene preso da questa “maglia” simbolica. Sfugge sempre quel piccolo oggetto (che Lacan definisce come oggetto a), che alimenta la nostra vita e ci muove a desiderare, fino ad incontrare il desiderio dell’altro.

L’incontro con il desiderio di chi abbiamo di fronte dà una direzione a questa ricerca. Tutti noi desideriamo essere desiderati. Desideriamo il desiderio dell’altro, che, per quanto non riempirà mai il vuoto che ci abita, gli dà un senso differente. Quando quel vuoto ci mangia, l’altro arriva per comunicarci che non siamo soli, ma c’è la possibilità di essere desiderati.

Battiato, nel 1985, pubblica “Mondi Lontanissimi”, all’interno del quale vi è un brano, “L’animale”:

“Ma l’animale che mi porto dentro

non mi fa vivere felice mai

si prende tutto, anche il caffè

mi rende schiavo delle mie passioni

E non si arrende mai, e non sa attendere

e l’animale che mi porto dentro vuole te”

C’è sempre una ricerca che muove da un’infelicità. La vera meta probabilmente non esiste. Forse essere felici è impossibile? Forse essere felici è proprio quel movimento di ricerca. Quell’animale che corre dentro di noi, scrutando con lo sguardo ciò che lo circonda, fino a quando non incontra l’animale dell’altro. Lì, in quell’incontro, il desiderio diventa umano. Ed è lì che la ricerca della felicità assume un senso diverso.

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Fonti:

Sigmund Freud – Il disagio della civiltà

Franco Battiato – L’animale

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese 

Sub Rosa 

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